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Pazienti Parkinson

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Il Parkinson, una « malattia da vecchia »? No. 17% dei nuovi casi hanno meno di 65 anni. Il tremore, unico sintomo? No per niente, e non è sistematico. Anche se è comune, questa malattia è oggetta di idee preconcette.

Parkinson

Per Jean-Louis che giocava molto a tennis, la malattia è cominciata con « delle difficoltà da muovere la spalla destra ». « All’inizio non ho avuto dei tremori, lui racconta durante una conferenza stampa all’Istituto del cervello e del midollo spinale per la Giornata Mondiale di Parkinson. Possiamo nascondere i sintomi durante diversi anni. Poi si impogono a voi ».

Quest’uomo di 57 anni ha scritto il libro « Cinquant’uno » per dimostrare, con ironia, che non si tratta di « una malattia da vecchia ». « I sintomi sono goffaggine, disfunzione del sonno: si dorme poco, si alza molto presto, si ha dei momenti di sonnolenza…A volte possiamo perdere l’olfatto. Abbiamo dei momenti di depressione che arrivano senza capire perché. E la malattia blocca le espressioni del viso…ciò che permette di vincere al poker ! » dice sorridendo.

Le difficoltà sono spesso poco conosciute. Lo stato fisoco e psicologico del paziente può cambiare notevolmente durante la giornata, ad esempio un paziente che cammina normalmente può trovarsi bloccato all’improvviso, incapace di alzarsi per fare la doccia. Queste situazioni suscitano reazioni di incomprensione e sospetti di simulazioni.

Parkinson è una malattia neurodegenerativa, la seconda più comune dietro Alzheimer. Nel corso della sua evoluzione, il rischio di dipendenza aumenta per i malatti, a causa delle complicazioni motrici (difficoltà nel muoversi, cadute…) e cognitive, le quali possono diventare demenza.

   - Diagnosi precoce -

Colpisce 250.000 persone in Italia. « La malattia comincia molto prima della diagnosi », sottolinea la Professoressa Marie Vidailhet, neurologa all’ospedale La Pitié-Salpetrière a Parigi. « In un caso su due, la malattia comincia prima 58 anno, nel pieno della vita attiva », insiste il Professore Phillipe Damier, neurologo presso l’ospedale universitario di Nantes e vice presidente del comitato scientifico di Francia Parkinson. Nel 2030, si stima a 260.000 il numero delle persone che seguirono un trattamento per la malattia di Parkinson in Francia, sia un aumento di 56% rispetto al 2015.

La malattia è caratterizzata dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici, quelli che producono la dopamina. Questo neurotrasmettitore è essenziale per controllare i movimenti del corpo. I trattamenti attuali agiscono sui sintomi ma non curano la malattia. Spunti per la ricerca esistono, anche se un’applicazione concreta sia ancora ipotetica e lontana. Così, secondo uno studio pubblicato l’anno scorso, cellule staminali di origine umana hanno permesso di migliorare la capacità di movimento in scimmie affette da una forma di Parkinson. Altra pista, l’immunoterapia: stimolare il sistema immunitario del paziente per eliminare una proteina, la quale sembra avere un ruolo importante nella malattia, chiamata l’alfa-sinucleina.

L’obiettivo di queste ricerche attuali è di identificare la malattia il più presto possibile con la speranza di rallentarla. Per questo, i team dell’ICM conciliano delle ricerche sul cervello, tecniche innovative di risonanza e big data (analisi informatiche di numerosi dati tratti dall’osservanza del Parkinson). L’obiettivo a lungo termine: riuscire a identificare i fattori della malattia, i primi sintomi e anticipare la sua evoluzione.

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Una campagna per vedere la malattia dall’interno

Parkinson visto dall’interno, o quasi: spot di sensibilizzazione su questa malattia, usano una tecnologia cellulare, la quale attiva la vibrazione degli smartphone per ricreare, durante la visione, i tremori dei pazienti. « Soltanto le nostre emozioni dovrebbero farci tremare » - #ShakeParkinsonsOff è il titolo della campagna creata dall’Istituto del Cervello e Midollo spinale (ICM).

-AFP-


AFP
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