70% dei pazienti hanno già mentito al proprio medico!

il 15 gen 2019

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Un'indagine su 4.510 persone negli Stati Uniti rivela un dato allarmante: 70% dei pazienti hanno già omesso di fornire informazioni ai propri medici.

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Il rapporto tra un paziente e il suo operatore sanitario, sia esso un medico curante, uno specialista o un'infermiera, dovrebbe basarsi sulla fiducia reciproca. Più informazioni l'operatore sanitario ha sul paziente, più appropriate sono la diagnosi e le raccomandazioni. Tuttavia, un sondaggio americano spiega che il 70% dei pazienti mentirebbero al proprio medico.

70% dei pazienti nascondono informazioni

"Non ho detto al medico che non ero d'accordo con lui" - 37,8%.

"Non ho capito le istruzioni del dottore" - 27,6%.

"Non ho detto al medico che la mia dieta non era sana" - 22,2%.

Chi non ha mai lasciato lo studio medico non condividendo le sue conclusioni o senza aver capito tutto? Sembra che molte persone non condividono la loro opinione con il proprio operatore sanitario. 37,8% dei pazienti intervistati hanno confermato di aver già nascosto al medico che non erano d'accordo con lui. 27,6% dei pazienti non hanno detto al medico che non avevano capito le sue raccomandazioni. Infine, 22,2% dei pazienti non hanno spiegato onestamente al medico la propria dieta, nascondendo gli eccessi o le cattive abitudini alimentari.

Anche altre informazioni sono nascoste al medico: non prendere il trattamento come richiesto, non fare sport, prendere un altro farmaco o prendere il trattamento di qualcun altro.

In totale, 70% dei pazienti avrebbero già mentito (direttamente o per omissione) all'operatore sanitario che li stava intervistando.

72% dei pazienti non volevano essere giudicati

Sembra che queste menzogne possano essere spiegate prima di tutto dalla paura della reazione del medico. Per il 72% dei pazienti, la paura di essere giudicato o rimproverato è stato il fattore determinante nel nascondere la verità al proprio operatore sanitario.

"Non volevo che mi giudicassero o mi facessero lezione" - 72%.

"Non volevo sapere quanto fosse grave la mia malattia" - 67,9%.

"Mi vergognavo" - 54,8%.

Agli occhi dei pazienti, gli operatori sanitari tenderebbero quindi a giudicare o a condiscendere i problemi dei loro pazienti. Preferiscono nascondere il fatto di non aver capito qualcosa piuttosto che porre la domanda.

Per 67,9% dei pazienti, ha avuto un ruolo la paura di sentire le cattive notizie. Quasi 55% dei pazienti si sentivano in imbarazzo (ad esempio, per non aver praticato sport) e quindi preferivano mentire.

Molti degli intervistati, inoltre, non volevano apparire come pazienti fastidiosi o stupidi e volevano che i loro medici li apprezzassero; altri non volevano sprecare il tempo dei loro medici. Alcuni pazienti non pensavano che le informazioni nascoste fossero importanti o non volevano che fossero incluse nella loro cartella clinica. Infine, altri motivi citati dai pazienti erano la paura di dover cambiare le proprie abitudini, l'idea che il medico, in ogni caso, non poteva fare nulla per loro, e la paura di avere queste informazioni rivelate ad una persona cara. Gli intervistati hanno spiegato di aver già avuto un'esperienza negativa rivelando le informazioni in questione ad un medico precedente.

Donne, giovani e malati

Lo studio dimostra inoltre che le donne e i giovani hanno maggiori probabilità di mentire ai loro medici. In effetti, l'inchiesta è stata divisa in due parti. Nel gruppo con un'età media di 36 anni, 81,1% degli intervistati hanno già mentito al proprio medico. Nel secondo gruppo, dove l'età media è di 61 anni, solo 61,4% degli intervistati hanno già nascosto almeno un'informazione al proprio medico.

Le persone che considerano la loro salute cattiva sono anche le più propense a non fornire informazioni. Anche i pazienti con malattie croniche hanno riferito di aver mentito ai loro medici più degli altri. Tuttavia, sono le persone che hanno più bisogno dell'aiuto dei medici che hanno più probabilità di mentire. Comportamento che causa complicazioni, anche vagare medico per quanto riguarda la diagnosi?

Un rapporto ambiguo con il medico

Queste cifre mostrano chiaramente il rapporto talvolta difficile che i pazienti hanno con il proprio medico o operatore sanitario in senso lato. Al di là della paura della diagnosi o della paura della prescrizione sbagliata se sono totalmente onesti, i pazienti non sono sempre in confidenza con il loro medico. Il giudizio dell'operatore sanitario è spesso percepito come negativo e non semplicemente medico. Il rapporto sembra essere regolarmente squilibrato tra il paziente che riceve le istruzioni e il medico onnipotente. Infine, la fiducia sembra difficile da costruire tra il team sanitario e il paziente.

Come migliorare questo rapporto medico-paziente?

Quali idee avete per facilitare la comunicazione tra il paziente e il suo medico? Infatti, è essenziale essere in grado di risolvere queste difficoltà e di essere in completa confidenza con il proprio operatore sanitario, perché più informazioni ha, più sarà in grado di fornirvi le risposte giuste per la vostra patologia.

- Pensate che il tempo concesso per ogni appuntamento dovrebbe essere più lungo?

- La cartella clinica condivisa (SHR) online consentirebbe un migliore follow-up dei pazienti, anche quando cambiano operatore sanitario?

- Come possiamo sensibilizzare i medici affinché siano più pedagoghi e comprendano meglio le lacune dei pazienti?

Vi ascoltiamo!

 


Questo articolo è basato sulla pubblicazione seguente: Prevalenza e fattori associati alla Nondisclosure of Medical Relevant Information to Clinicians, par Andrea Gurmankin Levy, PhD, MBe; Aaron M. Schererer, PhD; Brian J. Zikmund-Fisher, PhD; Knoll Larkin, MPH; Geoffrey D. Barnes, MD, MSc; Angela Fagerlin, PhD. I risultati di questa indagine si basano su due questionari distribuiti negli Stati Uniti tra il 28 settembre e l'8 ottobre 2018. Il primo, il turco meccanico di Amazon, ha 2.011 intervistati. Il secondo, Survey Sample International, ha 2.499 intervistati. Con umorismo, gli autori concludono sfumando i risultati, che possono essere sottovalutati: se gli intervistati hanno mentito al proprio medico, non ci sono prove che non abbiano mentito quando hanno risposto al sondaggio!

 

 

Commenti

il 16/01/19

vero confermo che 

almeno io non dico bugie ma capita di non dire esattamente tutto 

i motivi sono svariati va' dalla non volere un ricovero o non voler fare un'esame invasivo 

eppero' credo che se il medico come e' capitato nella maggioranza di quelli a cui mi sono approcciata sanno andare oltre quello che il paziente dice e si basano non solo sull'ascolto del detto o non detto ma puntano sul visivo il corpo parla più di mille parole quindi credo che ci voglia empatia e conoscenza approfondita della malattia e dei segni visivi e del paziente quindi il tempo e gia' un miglior alleato perché un medico con tempo giusto puo' avere la capacita' ( se ne ha la conoscenza ovviamente) di controllare mentre ascolta il suo paziente e giungere a conclusioni diverse e solo presta l'ascolto 

quindi 

tempo' 

capacita' di ascolto visivo 

e professionalita' formata

( conoscenza globale delle malattie di sua competenza

ma anche di quella generale) 

ne avevo uno che quando andavo a visita mi guardava il colore dell'unghia il colore del viso delle labbra e mi diagnosticava l'insorgenza della riacutizzazione respiratoria 

credo si chiamino  Segni patognomonici

ecco un medico altamente professionale sa' e dovrebbe essere un buon diagnostico e saper adoperare anche questo lato della medicina che annullerebbe la bugia o il non dire del paziente giustificabile o no :-)

grazie dell'informativa 

il 16/01/19

Grazie mille @pseudonimo nascosto‍ del tuo contributo. Molto interessante. Se altri membri vogliono esprimere la loro opinione, potete scrivere qui nei commenti. @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍  @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍  @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ 

Vi ringrazio in anticipo 

il 16/01/19

Ciao,

Io penso che il mio psichiatra non sia interessato dal mio caso. Onestamente, mi aveva detto di telefonargli quando stavo malissimo, e l'ho fatto, una volta. Lui mi ha dato un consiglio patetico...che non ho messo in pratica. 

Adesso, non gli telefono più, quando vado in crisi. Gestisco le crisi con l'aiuto di mia madre, e con due o tre amici cari. 

Ho sempre pensato di dover dire tutto, al medico...ma in realtà, appena ho capito che non gliene fregava niente...ho taciuto. Non reagisce, quando gli dico: "ho pensato al suicidio." Che strano...

lui serve solo a darmi i soliti farmaci, che hanno sempre meno effetto sui miei disturbi. 

Non mi fido dei medici. 

La prossima volta, porterò il mio diario, allo psichiatra, per mostrargli le pagine su cui parlo del suicidio.

Forse reagirà...o meno.

Siccome vado a trovarlo da nove anni, ho paura di cambiare medico. Eppure...sono sempre più stufo dei farmaci, e di lui.

Ciao...

il 19/01/19

@pseudonimo nascosto che tristezza... alla fine le visite programmate dal medico, dallo psichiatra  sono diventate più solo un rituale, una perdita di tempo per entrambi invece che essere un aiuto per te. Buona idea quella di portare i tuoi diari... magari fotocopie così non vanno persi! se poi non dovesse prendere in considerazione neppure quelli allora mi sa che resta più solo l'opzione cambio medico perchè credo che anche discutere con lui nel tentativo di riuscire ad avere un po' di attenzione (non dico empatia) sarebbe altro tempo sprecato.

il 20/01/19

Eh si...mi sembra di essere caduto, assieme al mio medico, in una specie di routine...che non mi porta più niente di positivo. 

Stamattina sono stato angosciato...ho pensato di nuovo al suicidio. In questi tempi sono spesso in fase bassa, depresso, e stanco. 

il 21/01/19

@pseudonimo nascosto 

ciao  credo che in qualsiasi malattia a maggior ragione quando si e' a rischio la vita 

sarebbe un bene cambiare medico se si pensa che quello attuale non faccia più al nostro caso va' da sé che ti si abbraccia e ti si consigli di parlare il piu' possibile con chi hai un filo di comunicazione piu' importante a cui riesci a dire quello che ti passa nella testa e nel cuore e nel frattempo, sciogli tutti i pensieri trasformandoli in parole scriviscriviscrivi .. scrivi qua, scrivi su un diario, su un quaderno ,sui muri ,ovunque ,ma metti il tuo disagio interiore fuori da te e nel frattempo trova un buon terapeuta che sappia ascoltarti e ridarti il positivo che ti serve per non avere questi pensieri e intraprendere un percorso migliore per te 

il 25/01/19

Il fatto che mio padre mi tratti come...un cane, mi fa venire delle idee suicide. Sono innervosito. 

Ciao.

il 25/01/19

@pseudonimo nascosto 

il 25/01/19

Tutti mi hanno abbandonato. Nessun essere umano è presente, per capirmi, aiutarmi, ascoltarmi. Ho la sciarpa attorno al collo, e sto per suicidarmi. Non voglio manipolare chiunque, né minacciare nessuno...Sono solo stanco di vivere.