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La storia di Julie: bipolare e psicologa, il suo ruolo è così duplice, tra ruolo di paziente bipolare e ruolo di caregiver

Scoprite la storia di Julie, bipolare ed artista come Victor Hugo, Emile Zola, Stendhal, Guy de Maupassant, Charles Baudelaire, Van Gogh, Claude Monet, Toulouse Lautrec, Ernest Hemingway... Julie è anche psicologa, il suo ruolo è così duplice, tra ruolo di paziente bipolare e ruolo di caregiver.

julie

La bipolarità: malattia o modo di funzionamento?

Julie : Penso che la bipolarità sia una malattia a pieno titolo, a causa dei suoi fattori ereditari, ma fattori esterni come lutto, licenziamento, forte emozione, cambiamento di stagione, possono favorire la sua comparsa. I bipolari sono conosciuti per una ipersensibilità ed una vulnerabilità affettiva. Questa sensibilità da parte mia, senza negare una sofferenza enorme, soprattutto durante periodi di depressione, può essere accompagnata da un’evoluzione positiva tramite la rinascita del desiderio, progetti, creatività, più grande ricettività verso il mondo esterno, risocializzazione...Si può parlare di un modo di funzionamento quando l’identità creatrice della persona prende posto.

Il tuo lavoro di psicologa ti ha aiutato ad identificare meglio e diagnosticare la bipolarità?

Quando ero studentessa in psicologia, si parlava di psicosi “maniacale-depressiva”. Mi riconoscevo allora in una struttura di tipo nevrotico, il termine psicosi mi spaventava. Però dei legami tra bipolarità e psicosi esistono nella misura in cui un delirio può sorgere durante la fase maniacale, ciò che complica veramente la diagnosi che può richiedere più di dieci anni per essere fatta mentre la malattia si dichiara in generale durante l’adolescenza. Lo zoom fatto su alcuni periodi della mia vita, la loro riattivazione, analisi, comprensione mi hanno anche disturbato per trasformarmi meglio. Benché sono psichiatra clinica di formazione, non sono per una psicoanalisi in senso stretto ma piuttosto per la dinamica che offre la terapia faccia a faccia. In effetti, come scoprire se stesso senza passare dall’altro?

Come si vive con questa doppia personalità: Psicologa e paziente allo stesso tempo?

Ci vuole tempo… Durante il mio primo ricovero a 27 anni, un giovane psichiatra è venuto nella mia camera; si è scoperto che avevo fatto il tirocinio in psichiatria con lui… Potete immaginare la situazione! Poi il tempo è passato, fatto di discussioni ed incontri e questa doppia identità è diventata “qualcosa di più”. Non mi considero malata da una parte e psicologa dall’altra, ma piuttosto come un tutto, un’entità con una singolarità che è propria e nella quale mi riconosco. Convivere con la malattia e capire i suoi aspetti mi permettono di aiutare al meglio gli altri. Fuori dalla neutralità benevola del professionale, sono nel rispetto e la condivisione dell’altro.

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"Sonno verde" (bronzo)

Alcuni medici dicono che questa patologia somiglia ad un cancro. Si può guarire della bipolarità?

Non penso, ma possiamo curarla con l’osservanza terapeutica. Rispettare il trattamento psichiatrico, adottare una buona igiene di vita (sonno, alimentazione, camminare o sport…). E accompagnare questa osservanza con altri approcci terapeutici, come la psicoterapia analitica, e/o comportamentale (lavoro sull'affermazione di se stesso, sulla risoluzione di problemi), yoga, meditazione in piena coscienza, psicoeducazione. Questo contribuisce alla stabilità dell’umore e permette di prevenire meglio le recidive.

Convivere ogni giorno con la bipolarità, è possibile?

È una domanda importante sollevata dal problema del bipolare. Attraversando a volte fasi depressive, con uno stato di fragilità enorme, idee pessimistiche e una svalutazione di se estrema, a volte episodi maniacali con esaltazione dell’umore, nella quale la personalità cambia del tutto, accompagnandosi di un ottimismo e fiducia in se stesso senza pari, il bipolare prova difficoltà a ritrovarsi e sentirsi unificato! Dove si trova la sua vera personalità in tutto questo? Per me, convivere ogni giorno con la bipolarità consiste nel costruire sempre la sua personalità, creare un’unificazione e fortificazione del sé durante le fasi di intervalli “liberi” della malattia e fuori degli episodi acuti di quella.

Come convivere in una società detta “dell’eccellenza” nella quale la perfezione è di rigore e la fragilità umana non ha il suo posto?

Non penso che la perfezione esista davvero; se è un motore, c’è spesso un ritardo, a volte anche un abisso, tra quello che si vorrebbe essere e quello che si è veramente… Questo ritardo può andare dalla svalutazione di sé ad un vero scompenso psichico: depressione, delirio acuto, burn-out, sono avatar della nostra società moderna. Confondendo “l’avere” e “l’essere”, questa società dimentica una cosa fondamentale: la fragilità dell’essere umano. Possiamo avere delle capacità, diplomi, soldi, non siamo tutti potenti. Lontani di essere robot, andiamo avanti con le nostre competenze, ma anche con la nostra storia personale e le nostre lacune che la costellano. I malati, disabili, persone isolate sono gli ostacoli della nostra società! Tuttavia, accade stranamente che a dispetto delle loro sofferenze ed il loro percorso caotico, i sopravvissuti incontrano dietro una curva la vera felicità… Per tutte queste ragioni, questa società detta dell’eccellenza e nella quale viviamo fa numerose domande sulla sua finalità e per quanto riguarda la felicità.

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"Liberazione" (bronzo)

Come convivere con la sua bipolarità durante tutta la sua vita in quanto donna?

Non è facile di fare la sua strada con la sua stranezza e il suo immaginario fuori norma… Bisogna tornare più indietro per me per rispondere a questa domanda. Quando ero piccola, non mi piaceva molto giocare con gli altri bambini, preferivo stare con adulti ad ascoltarli, o colorare, disegnare, fare plastilina o ballare. Mi piaceva anche evadermi in un “altra epoca” con costumi per giocare a “C’era una volta”. Adolescente, ho cominciato a differenziarmi dalle altre ragazze; maggiore impulsività, moltiplicazione delle relazioni amichevoli e sentimentali, passare all’azione e persino messa in pericolo. Somigliavo allora ad un maschiaccio.

Convivere con la mia bipolarità in quanto donna ha preso un altro senso quando ho partorito di Augustin, mio figlio, oggi 22 anni. Allora ho smesso di praticare psicologia per dedicarmi a lui, per educarlo ed aiutarlo a prendere il volo nel miglior modo possibile. Forse la mia immaginazione di bipolare mi ha aiutata nella mia educazione. Ho provato a fargli conoscere la musica, il disegno (per il quale aveva una produzione enorme), gli parlavo di psicologia, invitavo i suoi amici, la porta della casa è stata sempre aperta. Peraltro, mio ex marito è sempre stato un buono padre. Artista e notaio, la sua stabilità era strutturante per Augustin e per me. Sono anche stata sostenuta molto dai miei genitori.

Per tutte queste ragioni e nonostante i miei numerosi ricoveri, Augustin è cresciuto normalmente, anche se diagnosticato “precoce” all’età di 4 anni, ma non bipolare! Sollievo! È ormai montatore per il cinema, fa cortometraggi e canzoni. Se c’è qualcuno dal quale sono fiera, è di lui! Maternità e bipolarità non sono incompatibili a condizione di essere bene accompagnata.

Puoi darci la tua visione sulla maturità psicologica e l'accettazione della malattia?

La maturità psicologica, per me, consiste nel fatto di accettare che la malattia ci trasforma, che non saremmo più come prima. Bisogna provare a pensare la disabilità in quanto resilienza, modifica e ricostruzione personale. In “Parler d’amour au bord du gouffre”, Boris Cyrulnik ci dice que “la parte morta della disabilità è sottomessa ad imperativi medici di cura mentre la parte viva non è più agonizzante ma investe di più nelle capacità disseminate dalla malattia.” Per quanto riguarda l’accettazione della malattia, essa trasforma la persona che soffre in un nuovo essere. Il ritorno alla vita si fa nel segreto con lo strano piacere che ci da il sentimento di sospensione. Essere affetto è a volte necessario per capire, è il tempo che bisogna per farci nascere ai sensi.

Te stessa sei un artista scultrice appassionata. Come la bipolarità risveglia così i tuoi sensi?

Se esiste un legame tra la mia bipolarità e la mia creatività, forse si trova al livello della sensibilità e dell’ipersensorialità che l’accompagna. Quando ero piccola, i miei genitori mi avevano lasciato dipingere su un muro della mia camera un enorme arcobaleno sopra il mare nel quale una sirena uomo ed una sirena donna si tenevano la mano; l'immaginazione era già dentro di me! Le sirene si ritrovano misteriosamente oggi nelle mie ultime sculture… Per caso? Il disegno, la pittura, la musica, il francese erano le mie materie preferite a scuola e ero bravissima.  

Molto più tardi, nel 1998, mi lancio neofita e senza nessuna referenza artistica nella scultura. Ritrovo allora nella lisciatura della terra con le mie dita delle sensazioni sepolte. Risveglio della mia pelle, emergenza della sensualità, vibrazioni interiori. Sono proiettata in un mondo di dolcezza e voluttà. Dopo, l’immaginario prende posto: animare un foglio bianco, un blocco di terra inerte, metterci vita, movimento, trasformare il vuoto in creazione, la realtà in immaginazione. È vero, come l’hai sottolineato sopra, alcuni bipolari hanno un genio artistico.

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"Hammam" (resina)

Grazie a Julie per questa testimonianza fatta in tutta trasparenza! Ci è stata trasmessa da Bipolarità Francia, un’associazione dedicata alla bipolarità, la cui specialità consiste nel dare la parola a “pazienti esperti”. Si tratta di pazienti che accompagnano altri pazienti affetto dalla patologia. Hanno imparato su loro stessi, sui loro sintomi ed i loro trattamenti, sono i veri attori della loro malattia e, come Julie, vogliono capitalizzare sui punti di forza della malattia. Permette al più grande numero di trovare un raggio di speranza, di convivere nonostante la malattia, in società, in coppia, famiglia, tra amici. Scoprite l’associazione qui.

 

 

Cosa pensate di questa testimonianza?

Anche voi, provate a fare della bipolarità un vantaggio?

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