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Diagnosi, trattamenti, relazioni con i cari: le emozioni vissute con un tumore del seno

3 anni e mezzo fa, questa madre di due adolescenti, membro di Carenity in Spagna, è stata diagnosticata di un tumore del seno. Oggi, a 50 anni, ci parla della sua esperienza, dei trattamenti e delle sue emozioni durante tutta questa prova.

 

 

Come hai scoperto di essere affetta da un tumore?

In marzo, ho fatto i miei esami annuali con mammografia ed ecografia. L’ecografia ha rivelato un nodulo solido ma nessun segno nella mammografia, e la mia ginecologa non ha prestato attenzione. Mi ha detto che avrei questo nodulo durante tutta la mia vita e mi ha dato un flyer per tornare per un’altra ecografia in sei mesi.

In questa epoca, il nodulo misurava 5 mm, ero preoccupata ma non ho chiesto un secondo parere. Come la mammografia non aveva rivelato niente, ho pensato che la ginecologa avesse ragione di non preoccuparsi. Quattro mesi più tardi, sono andata da un’altro ginecologo per fare altri esami. È stato necessario un mese per ottenere i risultati: ho scoperto che il nodulo fosse cancerogeno e che fosse cresciuto di un centimetro sin dalla prima ecografia. Il tempo è cruciale.

Come hai reagito di fronte all’annuncio della diagnosi?

Ero scioccata, mio marito piangeva ma ero calma. Durante il pomeriggio, la prima cosa venuta in mente, quando ho realizzato la notizia era quella: non potevo più avere progetti.

Hai degli antecedenti familiari?

Sì, mia nonna materna ha avuto un tumore del seno e mio padre ha lottato contro un tumore dell’esofago.

Quali trattamenti hai seguito contro il tuo tumore?

4 mesi di Doxorubicine (adriamycine), 12 settimane di Taxol (paclitaxel) e 18 dosi di Trastuzumab (herceptin).

Hai subito una mastectomia?

Sì, ho avuto una mastectomia ma non sono stata ben consigliata. Nel mio caso, non era necessaria, ma se decidevo di farla, potevo evitare 35 sedute di radioterapia. E siccome il mio trattamento era lungo, ho deciso di fare questo intervento per questa ragione. Ho avuto una chirurgia ricostruttiva sul momento con una protesi, ma esteticamente, non è terribile...Se potessi tornare indietro, non avrei fatto questa scelta. Oggi, non sopporto di vedermi nuda o mostrarmi.

Ho un appuntamento in maggio con la sicurezza sociale per vedere se possono rimborsare un intervento per rendere il mio petto più armonioso e simmetrico.

Il tumore modifica spesso l’aspetto fisico e la fiducia in se stessa di una donna, come hai vissuto questi cambiamenti?

All’inizio, non m’importava e la mastectomia non mi ha colpita perché ero in una lotta quotidiana, con molte visite in ospedale. Non abbiamo il tempo di pensare al suo aspetto fisico. Volevo soltanto essere curata. Poi ho cominciato a preoccuparmi, con l’aumento di peso legato alla menopausa, il corpo meno duro per colpa della mancanza di estrogeni con l’assunzione del trattamento ormonale…

I tuoi cari ti hanno sostenuto abbastanza?

Sono grata per sempre a mia mamma che si è presa cura di me, è venuta con me durante le chemioterapie, e a mia ragazza che è stata una grande fonte di amore e conforto, a soltanto 9 anni. Invece, mio marito era disarmato, non sapeva come prendere cura di me. Mio ragazzo di 11 anni preferiva sfuggire a questa situazione andando da amici. Non sapete mai come la gente intorno a voi può reagire, alcuni parenti o amici scompaiono, non sanno cosa fare, non sanno come fare fronte al vostro dolore. E curiosamente, delle persone che non condividevano la mia vita quotidiana prima sono venute a vedermi e facevamo passeggiate in campagna. Le ringrazio tanto.

Le tue emozioni e il tuo stato psicologico sono stati abbastanza presi in considerazione dal team medico?

Questo aspetto della malattia non è stato preso in considerazione. I medici vedevano soltanto il tumore… Ho cambiato di oncologo nel mezzo del trattamento perché mi sentivo molto depressa ogni volta che uscivo dal suo studio. Nel momento della diagnosi, avevo 47 anni e nessun segno di menopausa. Con la seconda chemioterapia, il mio ciclo è sparito per sempre. Non mi sentivo curata con delicatezza ed empatia dal primo oncologo.

Quando affrontiamo qualcosa di così difficile, penso che il feeling con il team medico sia primordiale. Cambiando di oncologo, mi sono sentita maggiormente sostenuta… Ero una persona affrontando una prova, non soltanto un tumore ambulante.

La tua vita professionale ha subito un impatto?

Nel mio caso, ho superato bene l’intervento e la chemioterapia, ho anche continuato a lavorare durante tutto il processo - sono professore di linguaggio del corpo e di meditazione e lavoro soltanto 6 ore alla settimana. Era buono essere attiva, avevo molte forze ed ottimismo durante tutto il trattamento. Questo mi ha aiutato ad essere occupata e fare qualcosa che amo e non soltanto pensare al tumore.

Cosa è stato il più difficile nel fatto di avere un tumore, dal punto di vista fisico e psicologico?

Il più difficile è di non sapere se state per guarire, è una spada di Damocle  durante ogni esame, poi è la paura di una recidiva che procede.

Qual’è il tuo stato di salute attuale e qual’è il tuo umore?

In primo luogo: ho superato il tumore!!!

Ci sono delle sequele: acufeni nelle orecchie e dolori ogni tanti per colpa del Tamoxifene...ma veramente sopportabili. Il mio umore varia, non so se per colpa della menopausa o per colpa di tutto questo processo che ho affrontato, non ero la stessa persona prima di tutto questo, prima di vivere tutta questa sofferenza. Ma il tempo passa, ci si abitua e ci amiamo dopo questa esperienza.

Quale consiglio daresti ad una paziente recentemente diagnosticata?

Provare a conservare la sua vita la più simile possibile a quella prima della diagnosi. Avere un atteggiamento positivo è il più bello regalo che potete farvi. Il vostro corpo e la vostra mente lotteranno così insieme per la vostra guarigione.

Quale consiglio daresti ai parenti di una paziente per sostenerla meglio?

Soprattutto, dare prova di grande sensibilità perché quando si vive un’esperienza di vita così difficile, avete bisogno di molto amore ed empatia. Carezze, coccole, baci che mi integravano nel presente e mi riposavano la mente.

La parola per finire?

Fidatevi della vita. Provata ad essere felice nonostante tutto questo. Ogni minuto della vostra vita conta, è un tesoro prezioso da non lasciare.

 

 

Grazie mille al nostro membro Carenity di aver condiviso la sua esperienza!

E voi, qual’è stato il vostro percorso di fronte al tumore e il suo impatto psicologico?

 

 

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Autore: AndreaB, Community Manager

Specialista in marketing e comunicazione, Andrea ha lavorato nei settori del benessere, del turismo e della salute. Ormai Community Manager di Carenity Spagna, vuole aiutare i pazienti a trovare delle risposte alle loro domande o semplicemente trovare sostegno.

Commenti

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il 07/05/19

@pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ cari membri avete visto questa testimonianza? Potete qui condividere le vostre esperienze e consigli per aiutare gli altri membri. Vi ringrazio tanto in anticipo 

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il 07/05/19

Quando mi è stata fatta la diagnosi lavoravo già da anni come libero professionista soprattutto nella relazione medico-paziente e nell'ambito della crescita personale. La professione è stata penalizzata (per 2 anni tra interventi, terapie, stanchezza e diffidenza verso un consulente col cancro non ho lavorato e anche oggi, dopo 5 anni, non raggiungo ancora il fatturato che facevo prima). Però ho avuto tanto tempo per pensare, meditare e scoprire come ciò che sapevo poteva essere usato dal paziente per migliorare la qualità di vita e la gestione di sé e della malattia. Ne sono nati 2 libri e un progetto di Gestione delle esperienze difficili che sto iniziando a divulgare con un sito, conferenze e corsi in aula. Il percorso, come ha evidenziato chi ha raccontato la sua esperienza, richiede 
1. la ricostruzione del proprio mondo, andato in frantumi con la diagnosi, 
2. la costruzione di una relazione utile con i medici e i terapeuti
3. una ricostruzione  della vita sociale, delle relazioni con amici e familiari
4. La gestione dell’esperienza (la malattia è un vero e proprio "viaggio dell’eroe")