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Vita professionale: quali diritti al reinserimento per i pazienti?

23 feb 2019

Vita professionale: quali diritti al reinserimento per i pazienti?

Un nuovo studio* ha fornito risultati sugli effetti del cancro sulla carriera. Cosa possiamo concluderne? Come adattare il suo lavoro alla malattia cronica in quanto paziente? Quali sono le norme vigenti di un paese all’altro?

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Diritto all’oblio, orari particolari, status di lavoratore disabile...tutte queste tematiche risuonano in particolare per i malati cronici. Il loro percorso professionale è spesso turbato dalla malattia. Lo studio condotto dagli scienziati e che risale al gennaio 2019 ha dimostrato che la probabilità di occupare un lavoro almeno un trimestre nell’anno sia fortemente ridotta l’anno che segue l’annuncio di un cancro, di fronte all’anno prima della diagnosi. Fino a cinque anni dopo la scoperta della malattia, si nota un aumento dei giorni di malattia poi un rialzo delle situazioni di inattività a lungo termine.

Il tipo di cancro influisce sul reinserimento professionale

Lo studio ha distinto i percorsi professionali secondo il tipo di cancro da cui il paziente è affetto. Nelle donne, il cancro dell’ovaio  è quello che ha le conseguenze più negative sulla carriera, seguito dal cancro del seno. Negli uomino, il cancro della prostata ha delle conseguenze poco pronunciate sul momento ma gli effetti si sentono a lungo termine. Per la maggior parte dei pazienti affetti da un cancro, i cancri del polmone e dei bronchi sono quelli che hanno il maggior impatto sulla vita professionale, a differenza del cancro della tiroide che ha poche ripercussioni sul lavoro dei pazienti interessati.

>> (Ri)leggete la testimonianza di Alain: « il mercato del lavoro esclude i malati cronici »

Lo studio concude con il fatto che le imprese hanno un ruolo importante da assumere e dovrebbero essere incoraggiate dallo Stato per lottare contro le discriminazioni legate alla malattia.

Malattie croniche e vita professionale: quali soluzioni applicare?

I cancri non sono le uniche malattie che possono influire sulla carriera. Ogni malattia che ha delle conseguenze sul morale, la condizione fisica o la salute mentale può giustificare una sistemazione del posto di lavoro. Non dobbiamo esitare a parlarne con un operatore sanitario.

>> Raggiungere il nostro forum dedicato ai diritti e procedure amministrative per porre le vostre domande

In alcuni paesi, la visita medica è obbligatoria nell’ambito di ottenere un lavoro. Il medico del lavoro è quindi l’interlocutore privilegiato del paziente e potrà richiedere delle sistemazioni del vostro ambito professionale.

Privilegiare l’obbligo di assunzione dei lavoratori disabili...

Nello stesso modo, lo status di lavoratore disabile, applicato in Francia e Lussemburgo, permette di riconoscere i diritti dei pazienti nel mondo professionale. Alcuni paesi, soprattutto in Europa, hanno istituito l’obbligo di assunzione dei lavoratori disabili. In Francia, si applica per le imprese con più di 20 salariati, pari al 6% degli effettivi, pena ammende. La Germania, l’Italia e la Spagna applicano delle politiche simili nel settore dell’accesso al lavoro. La Germania agisce da buon allievo dell’Europa nel senso in cui il tasso obbligatorio di lavoro del 5% è quasi raggiunto nel settore privato come nel settore pubblico, al 4,5%.

O la lotta contro le discriminazioni?

Invece, nel Regno Unito, l’unica base giuridica è l’Equality Act di 2010, che protegge contro ogni forma di discriminazione (età, sesso, origine, disabilità...). Un’aiuto finanziario chiamato Access-to-Work può anche essere concesso ai pazienti per dotarsi meglio. Negli Stati Uniti, l’American with Disabilities Act accoglie favorevolmente un’approccio inclusivo, lottando per la parità di opportunità. È anche un’approccio su base individuale, senza obbligo di assunzione particolare per i disabili.

 

 

E voi, pensate che dobbiamo obbligare le imprese ad assumere un certo numero di lavoratori disabili? Quale politica istituireste?

Come gestire bene il ritorno al lavoro dopo un cancro o dopo la diagnosi di una malattia cronica? Siete stati vittimi di discriminazioni?

Dateci la vostra opinione e condividete la vostra esperienza per aiutare altre persone a condurre una vita professionale appagante!
 
 
*Thomas Barnay et al., « L’effetto dei cancri sul percorso professionale », Questioni in materia economica della saluta, n°238, dicembre 2018. Studio basato su dati amministrativi Hygie.

avatar Louise-B

Autore: Louise-B, Content & Community Manager

Community manager di Carenity in Francia, Louise è anche redattore capo della Rivista Salute per proporre articoli, video e testimonianze concentrati sul vissuto dei pazienti e che portano la loro voce. Con una formazione pluridisciplinare orientata sul giornalismo, coordina la redazione dei contenuti delle piattaforme Carenity e facilita l’esperienza dei membri sul sito. 

Commenti

il 24/02/19
+ del reinserimento è un promema di sindacati ciao da grènoble
il 04/03/19

Cari membri, qui potete condividere la vostra esperienza per quanto riguarda vita professionale e diritti. Vi ringrazio in anticipo 

@pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍

il 08/03/19

Cari nuovi membri, avete visto questa discussione? Non esitate a condividere la vostra esperienza per quanto riguarda la vostra vita professionale con la malattia. Grazie in anticipo 

@pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ @pseudonimo nascosto‍ 

il 08/03/19

Mi hanno diagnosticato da poco diabete giovanile a insorgenza tardiva (45 anni). Ero dimagrita, avevo una grande sete e stavo mangiando molti dolci e bevendo coca cola. Sono stata ricoverata con glicemia a 600 in cheto acidosi metabolica e glicata 9,6. Per 3 giorni mi hanno fatto flebo di Bicarbonato per correggere la cheto acidosi. Per fortuna nessuna complicanza alla diagnosi neanche aterosclerosi al doppler. Sto facendo insulina. Sono però molto preoccupata per il fatto che visto i parametri il diabete non doveva essere recente e ho paura di poter avere in pochi anni complicanze anche facendo la dieta. Qualcuno di voi che alla diagnosi ha avuto parametri simili ai miei sa darmi informazioni. Grazie  

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