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Troppo zucchero, nemico della salute

28 mar 2016 • 1 commento

Troppo zucchero, nemico della salute

La battaglia contro l’eccesso di zucchero non ha confini. Dall’Europa agli Usa al Messico si è alzato un grido d’allarme sui rischi di uno smodato consumo di zuccheri. Sono intervenuti soggetti privati e pubblici, nazionali e internazionali come l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). E alcuni Paesi, come il Messico, sono passati all’azione con una tassa sulle bevande zuccherate.

"Action on Sugar" è un ente senza scopo di lucro che in Inghilterra porta avanti questa battaglia. Cerca di far leva sull’industria alimentare e sul Governo per ridurre il contenuto di zucchero nel cibo processato. Poco tempo fa ha diffuso i dati di uno studio secondo cui le bevande zuccherate, come il cioccolato caldo e gli altri drink a base di tè o succhi di frutta venduti in alcune catene di caffetterie contengono fino a 25 cucchiaini da tè di zucchero.

Qui il problema è piuttosto sentito. Alcuni mesi un’agenzia del Ministero della Salute inglese ha lanciato un’applicazione per smartphone con cui scoprire il contenuto di zuccheri aggiunti in bevande e cibi lavorati.

Negli Stati Uniti la questione è ancora più scottante: 3 bambini su 10 sono obesi o sovrappeso. Nel 2010 la first lady Michelle Obama ha lanciato la campagna anti-obesità Let’s Move!. Negli anni le porzioni e la taglia delle bevande sono aumentate e con esse le calorie: il 31% in più, si legge sul sito del programma Let’s Move!, assieme a un aumento del 14% di zuccheri e dolcificanti.

Ma qual è l’apporto ideale di zuccheri?

Secondo l’Oms non dovrebbe superare il 10% dell’apporto calorico quotidiano. Uno strumento utile per seguire una dieta più sana potrebbe essere la “tassa sullo zucchero”, come dimostra il caso del Messico. Una ricerca su Bmj ha valutato gli effetti di una tassa del 10% sulle bevande zuccherate a cui ha seguito un taglio del 12% dei consumi.

Una tassa sulle bevande zuccherate potrebbe essere utile a ridurre i consumi?

«Siamo tutti d’accordo sull’importanza di una sana alimentazione e sulla necessità di limitare gli eccessi di zuccheri ma anche di grassi, sale, alcol e, perché no, anche il fumo. Non sono sicura che sia una nuova tassa a risolvere un problema che non riguarda un singolo alimento o nutriente ma piuttosto un sistema che porta a mangiare troppo, scegliere alimenti sempre più lavorati e a muoverci sempre meno. La strada potrebbe essere quella di agire sull’educazione alimentare in modo che le persone possano fare scelte consapevoli riguardo a tutto quello che il commercio propone», risponde la dottoressa Manuela Pastore, dietista dell’ospedale Humanitas.

Cosa può fare ciascuno di noi nel quotidiano per consumare meno zuccheri?

«Prima di tutto leggere come buona abitudine le etichette di tutti i cibi: anche i prodotti più impensati contengono zuccheri aggiunti: alimenti per bambini, verdure in scatola, patatine. Molti alimenti contengono già zuccheri naturali pertanto non dovremmo mai aggiungerne altro: latte e yogurt contengono lattosio, la frutta il fruttosio, pertanto andrebbero sempre consumati come tali. Il modo più corretto ed efficace per dissetarsi è bere acqua, naturale o frizzante oppure spremute di agrumi o frullati di frutta fresca, meglio evitare di bere abitualmente bibite zuccherate, succhi di frutta, anche quelli senza zuccheri aggiunti. Se non ci sono controindicazioni cliniche limitare gli alimenti dolci alla prima colazione evitando di aggiungerli ai pasti o come spuntino».

HumanitaSalute.it

Commenti

giupipino
il 01/04/16

Sono d'accordo sulla necessità di assumere meno zucchero possibile. Occorre però secondo me precisare che una cosa sono gli zuccheri della frutta, ( o dei legumi come fagioli, lenticchie, fave) che, se consumata assieme alla buccia, sono uniti alle fibre insolubili contenute nella frutta stessa (o nella buccia del legume) e perciò sono a lenta assimilazione, perché si rallenta il transito intestinale (non provocano perciò picchi glicemici). Una cosa del tutto diversa, e molto più dannosa, è assumere zucchero sotto forma di amido, del tutto deprivato da fibre vegetali, come accade quando si consuma pane, pasta, biscotti e banane, i quali vengono assimilati immediatamente e provocano forti picchi glicemicici e quindi, a lungo andare, inducono il diabete. Io, per riuscire a capire che i carboidrati si trasformano in grasso immagazzinato dal fegato (che perciò lo intossica e gli diminuisce la sua funzionalità) e che ciò influisce sui grassi presenti nel sangue (trigliceridi e colesterolo) e quindi, indirettamente sulla pressione arteriosa, ci ho messo 67 anni. Perché nessuno me lo aveva mai detto. Se i dottori, invece di ordinare innumerevoli pillole ai pazienti, spiegassero qualcosa di come funziona il corpo umano, non avremmo una popolazione che si ammala sempre di più e una spesa sanitaria alle stelle.

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