Non avere più la forza di ricominciare

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Pazienti Depressione

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Ciao a tutti, sono una ragazza di 29 anni

In uno dei miei tanti momenti di sconforto mi sono imbattuta in questo forum, e leggendo alcune discussioni mi sono sentita meno sola. E' a cagion di questo che ho deciso di registrarmi e – cosa ancora più insolita per quanto mi riguarda – pubblicare una discussione mia. Ringrazio in anticipo tutti coloro che vi parteciperanno o dedicheranno un minuto del proprio tempo a leggerla, auspicando che a propria volta avvertano meno la solitudine.
Ho un carattere negativo da sempre, sin dall'infanzia, ereditato purtroppo da mio padre. Fin da piccola, si è radicata in me la concezione che il male fosse più forte del bene. Ecco perchè non ho mai tollerato il “lieto fine” ritenendolo un'ipocrisia piuttosto che un qualcosa di forzato totalmente inverosimile. Sono figlia unica nata da genitori a propria volta figli unici, non ho mai avvertito la mancanza di un fratello o una sorella ma più cresco più mi rendo conto che l'aver avuto ogni cosa per me durante l'infanzia, e la conseguente chiusura caratteriale della famiglia (mai amici a casa, mai uscite in compagnia)abbiano contribuito ad amplificare notevolmente questo mio aspetto caratteriale fino a renderlo uno stile di vita.
Mia madre ha problemi con l'alcool, e mi ha sempre fatto sentire sbagliata poiché sono nata da un uomo che non amava e che si è sposata per pura convenzione. Fin da piccola, mi ha umiliata e derisa anche verso le compagne di classe, da adolescente, avendo io avuto uno sviluppo eccessivo a 13 anni, ritrovandomi con il fisico di una ventenne, non è passato giorno che me lo facesse vivere come una colpa. Non mi ha mai difesa anche quando ero nel pieno della ragione, e qualsiasi cosa facessi, dallo studio alla scelta delle mie amicizie veniva criticata. Attenzione, non con i consigli genitoriali più che giusti o il classico “ secondo me non fa per te” ma con botte, insulti e degradazioni.
Non so se sia correlato a tutto ciò, ma questo rapporto malato si è riflesso anche nella mia vita sentimentale. Ho avuto tante, tantissime storie e vorrei potervi dire – ritenendovi persone che per fortuna non giudicano – per mia scelta, ma non è così. La verità è che per fuggire alla mia famiglia ho sempre visto nell'amore un rifugio, con la speranza di costruirmi qualcosa di mio ed essere felice con il mio uomo. Forse proprio per questo, ho trovato sempre e solo persone sbagliate da cui mi sono fatta usare, sfruttare, e gettare via, soffrendone atrocemente ogni volta. Forse, anche il mio cacciarmi in situazioni pesanti da gestire, già problematiche inizialmente con la sindrome della “crocerossina” ne è stato un effetto. Essendo un'ex modella mia madre ha solo apprezzato il mio aspetto fisico una volta divenuta adulta, sfoggiandomi come un oggetto da esibizione con le amiche – che guarda caso avevano solo figlie di brutta presenza – nel suo vecchio ambiente di lavoro e in tutto ciò che servisse per rappresentanza.
Non mi stupirei pertantose tutti gli uomini che ho avuto avessero pensato lo stesso.
Dopo il diploma, la mia vita è stato un continuo naufragare tra storie sbagliate e fallimenti negli studi e/o lavorativi.
Naturalmente mia madre mi ha umiliata nei modi peggiori nei miei anni di disoccupazione, definendomi “ un peso” “una fallita” “una buona a nulla” dicendo che “mangiavo il suo pane e bevevo la sua acqua”.Quando venni assunta nel mio attuale lavoro che amo, e che mi sentirei di definire la cosa più bella che ho nella vita, non potevo credere che avessero scelto me, visto come ero abituata ormai a sentirmi e a vedermi.
Ho cominciato a provare odio verso il mondo, profondo livore. Verso le amiche che a differenza mia avevano madri amorevoli e mariti altrettanto amorevoli. Verso chi non ha mai fatto la fame non avendo i soldi nemmeno per mangiare andando a comprare una mela con pezzi da un centesimo dopo essersi venduto tutto. Verso le feste che mi costringevano – visto il periodo, parlo anche al presente – a stare a contatto con la mia famiglia.
Lo so che quando si odia stiamo male solo noi, e che gli altri continuano bellamente la propria vita. Come so anche che le disgrazie altrui non migliorano la nostra vita. Ma non posso negare quest'emozione così intensa.
Quando mia madre beve diventa violenta, e da figlia: non è un bello spettacolo un genitore ubriaco che cade per terra biascicando le parole miste ad insulti.
Ho preso una casa per conto mio, che faccio molta fatica a mandare avanti, dopo che l'anno scorso se n'è andato il mio unico immenso amore: il mio cane. Mi ero rifugiata negli animali divenendo volontaria nei canili e quando lo conobbi, capii subito che era Lui. Il mio adorato bambino, la mia forza di fare tutto. I miei amici quando lui mi ha lasciato, anzi le amiche, erano troppo impegnate a vivere l'amore delle proprie relazioni per preoccuparsi di me.
E questo mi ha portata anche ad una forte misoginia oltrechè ad una chiusura verso il mondo.
Sono stanca ragazzi, sono stanca, martoriata, avvilita. Non ho più forza di ricominciare dopo l'ennesima storia andata male questa estate, dopo l'ennesima sbronza di mia madre, dopo che tutti mi hanno spremuta come un limone portando a divenire seriamente un mostro.
Sono stanca ed ho bisogno di qualcuno che mi capisca, che mi consigli, che mi racconti le proprie esperienze. Perchè io davvero; non ce la faccio più.
Ho sofferto di attacchi di panico, di anedonia, ho provato anche i farmaci, ma le cose non cambiano mai ed ora mi ritrovo con la faccia dentro la polvere senza più la forza di rialzarmi.

Grazie a tutti per la vostra lettura. Vi abbraccio.

Inizio della discussione - 27/12/18

Non avere più la forza di ricominciare


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Ciao anche io in questo momento sono con la faccia nella polvere e non ho la forza di rialzarmi. Per motivi diversi condivido molte delle tue sensazioni, l’anedonia, l’ansia che ti divora, le ossessioni. L’odio per il mondo è in realtà odio verso se‘ stessi e  verso le cose che non riesci a far funzionare come vorresti. Ho da poco ripreso gli antidepressivi e da quasi un anno ho cambiato psicoterapeuta. Lei mi aiuta molto. È difficile. A volte tremendamente difficile. Se ti può essere di aiuto il terribile dolore di questi giorni e i terribili pensieri che ha scatenato sono stati la molla per provare a rialzarmi. Ho avuto paura. E la paura è stata più forte del dolore. Il dolore può annichilirti ma la paura ti fa sentire vivo, ti dice che hai sicuramente un motivo per vivere e lottare altrimenti non proveresti più neanche paura. Da quello che racconti mi sembri una persona forte nonostante le difficoltà. Dici di avere un lavoro che ti piace, hai avuto il coraggio di prendere una casa da sola. Usa questi elementi come punti di forza e se non l’hai fatto consulta uno psicoterapeuta. Per esperienza personale quando trovi quello giusto le cose cominciano a cambiare. Lentamente, dolorosamente iniziano a cambiare.

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Grazie per la tua risposta ed i tuoi validi consigli Angela.. sono stata da uno psicoterapeuta che sì leggermente mi ha aiutata ma rendendosi conto della gravità della mia forma depressiva (l’Apatia è generalmente molto più rara rispetto ad episodi di depressione “classici” come tristezza cronica - che è comunque un’emozione - e tono di umore basso - emozione anche quella -) mi ha mandata da un neurologo che per fortuna ha avuto un ruolo importante. Ero arrivata al punto di desiderare anche il dolore piuttosto del “nulla”. Come se, nonostante provassi di tutto per provare una sola singola emozione, dentro di me ci fosse un “tappo” emotivo che non accennava a sciogliersi. Non sono mai stata la depressa allettata fissante il soffitto eppure, nonostante tutto la mia situazione non migliorava.

ció che provo adesso per fortuna non è apatia, ma stanchezza, rasssegnazione, senso di perdita e di assenza di uno scopo..’come se nulla mi sembrasse avere senso.. nessuna persona mi paresse avere valore.. e terribile senso di sentire ogni meta come stupida e vana.... 

Addirittura sul lato affettivo. Per la mia esperienza posso dirti che piuttosto del niente, piuttosto del deserto totale sia nel dolore sia nella gioia: finché si provano emozioni va tutto bene.... per quanto negative possano essere...

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Anche la mia attuale psicoterapeuta è una neurologa. Lei finalmente mi ha dato una diagnosi esatta, soffro di distimia ossia di depressione cronicaZ, che a volte diventa depressione maggiore come in questi giorni. Neanche io sono mai stato il classico depresso allettato. PS sono un maschietto 😉

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Angel mi scuso enormemente! Erroneamente avevo letto Angela ecco perchè ti ho trasformato in un'avvenente fanciulla  scusami tanto! Nel tuo caso - se posso ovviamente chiederti, auspicando di non essere invadente - le tue sensazioni quali sono?

Il mio neurologo lavorando con i pazzi veri e propri (è tutt'ora il primario di un istituto psichiatrico) è diventato pazzo pure lui...però devo dire che con i farmaci ci sa veramente fare.

Non avere più la forza di ricominciare


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A proposito di forza di ricominciare vi racconto parte della mia storia per ricevere vostri pareri e opinioni: nella primavera del 2018 la mia psichiatra mi sospende lo stabilizzatore dell'umore lasciandomi solo con l'antidepressivo. Dopo un'estate un po' movimentata mi ritrovo a settembre a dover rientrare al lavoro dalle ferie nel pieno di una crisi maniacale. Parenti e amici avvertirono la mia psichiatra del fatto che non stavo bene, ma lei inizialmente sosteneva il contrario, quando si è accorta era troppo tardi e non è stato più possibile curarmi a casa quindi sono stata ricoverata.

Al lavoro quindi capi e colleghi mi hanno visto nel pieno della mia crisi maniacale: prendevo ferie e mi presentavo in ufficio (anche di notte), ero convinta che il mio capo si fosse innamorato di me ed io di lui, quindi gli mandavo messaggi ed email sostenendo questa teoria (lui faceva leggere questi messaggi alla sua fidanzata), ho anche rubato una sua borsa in ufficio e fatto altre cose bizzarre che si fanno in quelle condizioni. Nel frattempo un'amica comune mia e del mio capo lo chiama spiegandogli quello che sta accadendo e il perché: ovviamente trattandosi di malattia l'azienda si trovava nell'impossibilità di licenziarmi e intanto io dopo poco vengo ricoverata; dopo il ricovero cado in depressione profonda (che sta continuando tutt'ora).

Durante questi mesi di fase depressiva sono stata minacciata dalla mia psichiatra (del centro psico-sociale della città in cui vivo) la quale sosteneva che dovevo fare tutto quello che diceva lei, che non mi avrebbe fatto il certificato necessario per ottenere l'idoneità da parte del medico del lavoro per il rientro se non dopo le feste, negando in tutti i documenti di avermi sospeso l'antidepressivo e di aver trattato male mia madre e i miei amici quando all'inizio le segnalavano il fatto che io non stessi bene. Insomma il rapporto di fiducia si era totalmente logorato, lei sempre rabbiosa, prepotente e aggressiva nei miei confronti, nel frattempo io non miglioravo e mi convincevo che una volta tornata al lavoro e ripreso i miei ritmi sarei stata meglio.

Tra i vari ricatti ricevuti anche quello di tornare dalla mia ex psicologa con la quale avevo fatto più di 10 anni di terapia cognitivo-comportamentale. Torno quindi dalla mia psicologa, spiego la situazione, e lei sostiene che la strategia migliore sia quella di "stare buoni" e di non cambiare psichiatra prima di aver ottenuto questo benedetto certificato e che una volta stabilitasi la situazione avremmo potuto chiedere un cambio medico al CPS o consultato qualche privato.

Arriva il fatidico giorno di ritorno al lavoro, grazie al certificato (tanto sudato) della mia psichiatra ottengo l'idoneità dal medico del lavoro, ma mi rendo conto che no...non ci siamo: avevo sbagliato (forse) tutto e capisco che quel lavoro che non mi piaceva a tal punto da combattere ogni giorno con me stessa per 2 anni non avrebbe risolto la situazione, per di più mi avevano tutti visto in quelle condizioni, i miei capi sapevano del mio disturbo e se prima la motivazione che mi faceva tenere duro era "dai vedi che ce la stai facendo come tutti gli altri, che ti dicono che sei brava, che riesci a fare le cose - a volte - anche meglio di tutti gli altri" ora non poteva più esistere. Ero totalmente scoperta, sapevano tutto di me e io non sarei mai riuscita a dimenticare tutto quello che era successo lì dentro.

Decido quindi di dare le dimissioni dal mio contratto a tempo indeterminato spiegando ai miei capi che il lavoro non mi era mai piaciuto, che ci avevo provato per quasi 2 anni, avevo fatto di tutto per cercare di portarlo avanti, ma ora che oltre a tutta la fatica si era aggiunta anche l'aggravante del fatto che erano venuti a conoscenza della parte più intima di me e che tutto ciò per me non era sostenibile. Comprendono e ci lasciamo in buoni rapporti.

La mia psichiatra ovviamente, una volta che le racconto quando accaduto, si arrabbia pesantemente con me, dicendomene di tutti i colori e insultando mia madre e i miei amici, prospettandomi un futuro di miseria e solitudine in mano ai servizi sociali. La mia psicologa è stata invece più comprensiva e la dovrò rivedere dopo le feste.

Nel frattempo io sono sempre in fase depressiva, vedo la mia vita come finita, continuo a chiedermi se abbia fatto bene a lasciare il lavoro oppure no. Alcune persone vicine sostengono la mia scelta e mi fanno notare come aver combattuto per 2 anni per questo lavoro sia stato per me uno stress enorme, non unica causa, ma concausa di quello che è accaduto a settembre. Altri invece sono molto critici sulla mia scelta e sostengono comprensibilmente che a 35 anni, senza un lavoro, sarà quasi impossibile avere una nuova opportunità e un nuovo contratto a tempo indeterminato. Lo so bene anche io, ma non ce l'ho fatta, mi dispiace. 

Ora ho preso appuntamento da uno psichiatra privato - sempre dopo le feste - e spero mi aiuti a stare meglio, perché in questi 4 mesi, tra tutto questo trambusto, la paura, la vergogna  e il dispiacere sono veramente ko. Sono 4 giorni che non esco di casa per questa costante sensazione di paura, ho paura che la mia psichiatra mi ricatti ancora minacciandomi con il TSO e che i servizi sociali mi "prendano" e facciano di me ciò che vogliono, questo perché al mio fianco non ho una vera e propria famiglia che mi sostenga e mi aiuti, ma solo mia madre che è anziana e fa quello che può e qualche amico che però non si può di certo far carico della mia situazione.

Ringrazio chiunque voglia esprimere il proprio parere su questa storia assurda...ogni mattina mi sveglio e spero sia stato solo un brutto sogno, ma non è così.

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@RobLucciswife‍ sono sempre stato una persona estremamente ansiosa. L’ansia mi ha limitato tantissimo. A posteriori mi rendo conto che anche in passato l’ansia era accompagnata da depressione. In questi ultimi quindici giorni ho avuto sensazioni di anedonia assoluta, perdita di interesse totale e pensieri suicidi purtroppo. Per questo la neurologa ha ripreso i farmaci. A lei mi ero rivolto per sospendere le precedenti terapie farmacologiche perché mi facevano stare male. Ho poi scoperto che è anche psicoterapeuta e quindi ho iniziato la psicoterapia con lei. È una persona eccezionale che ha portato in figura la maggior parte dei miei problemi. Tutti generati da un disturbo dell’attaccamento sperimentato nell’infanzia che da adulto ha generato personalità evitante, distimia ed ansia. Il tutto condito da qualche tratto autistico. 

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@Angel72‍ innanzitutto è un’ottima cosa che tu abbia trovato una professionista che non solo è stata capace di ascoltarti (a mio avviso la cosa più difficile) ma soprattutto di aiutarti mettendo a fuoco il tuo problema. Non so se a te è capitato ma dentro noi stessi sappiamo se qualcuno è lontano anni luce dalla nostra problematica o la centra in pieno. Sono davvero contenta per te. Io ho dovuto sospendere le sedute non solo perché non mi sono state di alcuna utilità ma anche per un discorso oneroso.. purtroppo i professionisti costano..,e finanziariamente talvolta diviene impossibile sostenere le parcelle anche se il più delle volte in nero. Sto valutando anche io di riprendere.. ma al momento sono talmente giù di energie d’ogni tipo che tutto mi sembra assolutamente vano ed inutile.. d’altronde la depressione è questo... il nulla.. il vuoto.. l’oblìo

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@RobLucciswife‍ la stessa cosa è capitata a me. Circa 4 anni di terapia con quella che poi ho scoperto era psicologa ma non psicoterapeuta. Per una patologia importante come la depressione non è sufficiente. Lo psicoterapeuta riesce ad instaurare una relazione con il paziente che lo psicologo non riesce a fare. Lei mi aveva indirizzato da una sua amica psichiatra per i farmaci. Il risultato è stato che le sedute con la psicologa erano superficiali e distaccate, mi sembrava di chiacchierare con un amico. La psichiatra dal canto suo mi avrà visto 5 volte, in genere su mia richiesta. Spesso mi cambiava i dosaggi con messaggi whatsapp. Ho mollato prima la psicologa anche per ragioni di costo e poi la psichiatra perche quando le ho detto che l’ultimo farmaco prescritto mi dava forti effetti collaterali, sempre su whatsapp mi ha prescritto un vecchio antidepressivo dagli effetti collaterali pesanti. 

Nel frattempo avevo ricominciato la psicoterapia in una struttura pubblica al costo di 30 euro ma non ne ero soddisfatto. Per la sospensione del farmaco mi sono rivolto all’attuale neurologa. Durante il primo incontro ho scoperto che è anche psicoterapeuta, oltre ad avere anche altre due lauree, un’altra specializzazione medica e un numero imprecisato di titoli. La cosa che mi ha colpito è stata che durante il primo incontro, in cui parlavo col medico, lei mi ha raccontato cose di me come se mi conoscesse da tempo. Questo mi ha convinto a proseguire con lei. A costi tra l’altro sociali perché mi chiede solo 40 euro. 

Le sedute con lei sono profonde. È come trovarsi davanti ad uno specchio...non puoi negare cosa vedi. Ha tra l’altro un approccio analitico ma pragmatico, punta ad una soluzione rapida, trascura il cognitivo a favore del vissuto.

Se posso consigliarti cerca un medico che sia anche psicoterapeuta, la sinergia che ne ottieni è vincente. Anche io non volevo riprendere le sedute per sfiducia e perché ritenevo tutto inutile.  Ma non farlo è un errore, è la malattia che ti sta parlando. Vuol dire lasciarsi morire nel modo peggiore perché anche se non compi gesti estremi tu muori giorno dopo giorno perché  la depressione ti toglie tutto. Quello che sentiamo, quello che pensiamo, il dolore terribile che accompagna un depresso non è reale anche se è concreto è devastante. È causato da una malattia che quindi va curata con tutti i mezzi a disposizione.

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@VanillaBean83‍ da quello che scrivi secondo me devi cercare lo specialista giusto per te. È capitato a tutti. Ma ti assicuro che quando lo incontri te ne accorgi... è come se ti conoscesse da sempre. Se quando ti parla senti che si muove qualcosa nelle parti più profonde e più nascoste di te allora sei dalla persona giusta. Ma devi consentirgli anche tu di arrivare in quelle zone del tuo animo.

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