Disturbo Ossessivo Compulsivo

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Pazienti Depressione

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Buon consigliere

Da diversi mesi sono in cura dallo psicologo ma solo nelle ultime settimane siamo riusciti a delineare il mio problema: presento alcuni tratti tipici del disturbo ossessivo compulsivo. Questa malattia si manifesta in me con pensieri repentini e ripetitivi, spesso molto violenti, che continuano a interrompermi da ciò che sto facendo. Non ho un attimo di tregua e la fatica di reggere tutto questo si sta facendo così estenuante da desiderare di dormire tutto il giorno. E' terribile vedersi come un terribile aguzzino, spietato ed efferato, che prova gioia a ferire ed umiliare fisicamente una persona. Ogni volta che queste immagini finiscono di pervadermi penso che io non sono così: sono una persona pacata e molto tranquilla; ma una paura latente verso me stesso rimane fissa nel mio inconscio. Come un malato di DOC ho elaborato inconsapevolmente delle tecniche di difesa da questi attacchi: parlo da solo per molte ore al giorno. Per quanto questo comportamento sia ridicolo, anche se non ha nulla di patologico, è per me balsamo sui nervi scossi: parlo per ore e i pensieri che affollano la mia testa scompaiono. 

I pensieri ossessivi non sono solo violenti, altri sono "accumulativi". Immagino di realizzare grandi imprese, di ottenere impensabili risultati e traggo gioia ed euforia da quante cose riesco a fare, una dopo l'altra, con grande celerità. Qualsiasi sia il pensiero che si figura nella mia immaginazione, ognuno di questi provoca in me sentimenti intensi: alcune volte è odio e rabbia, altre volte una gioia incontrollabile.

E' difficile scrivere di questi problemi: sono molto imbarazzanti. Immagino che un utente, nel leggere queste parole, possa avere paura di me; ma quello che sto vivendo, e che sto vivendo da quando sono bambino, è una malattia che affligge la mia persona senza però essere mai riuscita a violare la mia identità. Io non sono la mia malattia, essa non mi rappresenta: ho dei disturbi ma il mio essere è integro e puro. 

Inizio della discussione - 21/01/16

Disturbo Ossessivo Compulsivo


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Ciao @AlessandroSEAM, sono contento di ritrovarti, riconosco il tuo stile limpido e lucido, la tua abilità nel padroneggiare la parola e nell'analizzarti. Spero tu stia bene e che una migliore definizione del tuo disturbo ti aiuti a controllarlo meglio. Un salutone, Francesco

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Buon consigliere

Provo a descrivere altre sfaccettature del mio problema. Oggi pomeriggio un forte senso di disagio mi ha attraversato: ho sentito l'impulso di dovermi rifugiare in un luogo isolato e stare solo a parlare. Chiunque fosse al mio fianco in quel momento, mi infastidiva. L'ansia montava, scaldandomi il petto. Lo sguardo era fosco e la bocca secca. Ero molto spaventato da questa reazione e dall'impossibilità di controllarla, anzi forse era proprio la mia impotenza a reagire che mi spaventava di più. Sono corso a casa e tutto si è attutito e dopo pochi minuti non ha lasciato nessuna traccia. Ora mi sento nuovamente sereno a tal punto da avere difficoltà a descrivere quanto ho vissuto poco tempo fa, come se il ricordo dell'ansia fosse da me non realmente vissuto. Credo che abbia forti problemi a stare con gli altri, a vivermi come animale sociale e soffro per la mia inettitudine. 

Provo anche a chiedermi il perché di tutto questo. Stavo riaccompagnando mio figlio a casa sua da sua madre: forse il separarmi da lui mi ha fatto provare un senso di smarrimento? Oppure rivedere la mia ex compagna, che sembra aver superato senza patemi la nostra relazione, mi ha scosso? O a causa è nel vedere di fronte ai miei occhi mio figlio accompagnarsi con un estraneo quale il nuovo fidanzato di sua madre? Tutte queste domande mi sembrano ridicole: non provo gelosia per la madre di mio figlio perché sono sicuro di ciò che provo per lei: affetto, stima ma non amore. Non vivo con competizione la presenza di una seconda figura paterna vicino a mio figlio, anzi credo che possa essere una splendida esperienza di vita per il mio bambino: avrà la possibilità di potersi confrontare con due nuclei familiari differenti, che portano avanti valori e culture differenti. Non mi riconosco in un uomo in crisi sentimentale o di identità. Credo invece che la mia sia una situazione patologica, priva di cause psicologiche, bensì dipendente da fattori psichici. 

Chiedo a voi se qualcuno abbia mai vissuto questi problemi e come sia riuscito a fronteggiarli. E' molto importante per me ricevere delle risposte, o anche solo parole di conforto, perché sono da mesi ostinato a trovare una soluzione ai miei problemi. Nelle ultime settimane il desiderio di guarire non divampa in me come tempo prima ma non demordo: nessuno merita una vita così condizionata dalla propria iperattività di pensiero. 

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Ciao Alessandro anche io periodicamente soffro di pensieri ossessivi che disturbano le mie giornate.

Dubbi ossessivi su come ho svolto le mie attività, sulle parole dette da me, dubbi ossessivi che non trovano mai una risposta definitiva. E l'ansia cresce. Alcuni episodi, più gravi, mi hanno costretto a pensare, dubitare, continuamente, per intere giornate, senza sosta. Senza trovare pace.

La soluzione che adotto, dopo aver imparato ad affrontare, in parte, questo disagio è innanzitutto quella di interrompere immediatamente, quando sento che inizia, questa "catena". Questa serie incessante di dubbi, di pensieri. Cerco di spezzarla, io per prima. Imponendomi altre attività che mi costringono a distrarmi. Insomma mi forzo un pò. Quando ci riesco.

Oppure decido di lasciarli lì...quando questi pensieri, questi dubbi non sono troppo "pesanti", quando l'ansia è sopportabile, s'intende, sì..di lasciarli lì e di non dargli importanza...come di una cosa che non conta poi molto. Che arriva e poi va via da sola.  

Mi ha aiutato anche ragionarci su, ma in modo diverso. Come ad accettare che le possibilità nella vita sono tante.

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Ti ringrazio Titty per i suggerimenti. Io purtroppo non riesco a interrompere i pensieri ossessivi, neanche con una volitiva presa di decisione. Sarò inoltre sincero con te: in questo ultimo periodo sto perdendo vitalità e volontà, quindi la prontezza e la forza di reagire non sono al massimo. Ho provato, accompagnato da uno psicoterapeuta, a fare chiarezza sui pensieri che tanto mi disturbano: ero convinto che comprendendo il loro significato e la causa del loro manifestarsi potessi porre rimedio al problema che mi affligge. Le risposte sono arrivate, e con relativa semplicità, ma sono rimasto nella medesima situazione di prima. L'entusiasmo che avevo agli inizi dell'analisi, la convinzione che l'assistenza di uno psicoterapeuta sarebbe stata un toccasana per la mia salute, il desiderio di rivalsa stanno affievolendosi. Fortunatamente una qualche risposta su cui poter costruire un percorso di fuga dai miei disturbi è arrivata: la prima volta che mi rivolsi a questo sito ero convinto di soffrire di depressione ciclica, ora so che il nome della mia malattia è diverso. Il giorno 5 di febbraio avrò un consulto con uno psichiatra che già conosce la mia situazione e il mio percorso di analisi, in quanto in contatto con il mio psicoterapeuta. Spero che la visita possa portarmi nuove risposte e prime soluzioni, più incisive della meditazione e dell'analisi. Mi piacerebbe molto sapere da alcuni di voi, o da te Titty, se una cura farmacologica possa essere risolutiva. 

Aggiungo un altro piccolo paragrafo per rivolgervi una domanda. Da oramai due giorni ho improvvisi aumenti della frequenza del battito cardiaco: attacchi più o meno lunghi che mi portano ad avere male al lato sinistro del collo, pizzichio alle tempie e vista offuscata. La pressione è ok. Ho chiesto un consulto telefonico al medico di base: ha detto che è probabilmente ansia, ma io non mi sento ansioso, anzi negli ultimi giorni mi sento più sereno e soddisfatto. Che mi sta succedendo? Perché subisco degli attacchi così vigliacchi? Non mi sento padrone del mio corpo. 

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Buon consigliere

Oggi mi è successa una cosa significativa che può ben descrivere alcune caratteristiche del mio problema. Stamattina ho ricevuto una chiamata da una recruiter di una grossa società per chiedermi il motivo del mio ritardo al colloquio delle nove. Sono rimasto qualche secondo con la cornetta in mano, incapace di rispondere: mi era passato completamente di mente questo colloquio di lavoro! Mi sono scusato per la mia poca professionalità e ho tentato di giustificare questa mia scarsa attenzione con i numerosi impegni che riempiono la mia giornata da diverse settimane a questa parte. Il resto della mattina l'ho passata a pensare e riflettere sull'accaduto: mi sono mortificato per la mia inettitudine, ripetendomi quanto fossi stato idiota ad aver dimenticato un appuntamento così importante,e ho provato molta vergogna per me stesso. Altre volte il mio pensiero correva a giustificazioni ed assoluzioni, cercando così di attenuare le mie responsabilità, se non addirittura di negarle: l'offerta di lavoro non era seria; la recruiter per quanto fosse giustificata ad essere arrabbiata non doveva rivolgersi a me con tono di rimprovero; oramai un'altra opportunità professionale mi si è presentata e si sta per concretizzare felicemente, ecc... Entrambi i comportamenti, sia quelli accusatori che assolutori, mi infastidiscono: non li trovo obiettivi ed equilibrati, consegnandomi una opinione di me stesso troppo deformata: o sono vittima delle casualità oppure sono un sciocco irresponsabile. Non riesco a trovare una via di mezzo, un giudizio assennato che sia in grado di ammonirmi e incoraggiarmi. Oltre ad osservare la mia mancanza di equilibrio nell'esprimere un giudizio sulla mia persona, un altro aspetto mi è balzato agli occhi: la continua attività di riflessione sull'evento. Perché non sono stato in grado di chiudere velocemente la questione e andare avanti? Perché rimango fermo su una posizione, spesso non aggiungendo nulla all'opinione che ho formato? In altre parole mi chiedo il perché di un pensiero così ossessivo, ridondante e ripetitivo. L'evento che ha innescato il mio pensiero è stato ad elevato impatto emotivo (ma poi quanto elevato? Non ricordo di aver patito così tanto il mio errore), ma l'emotività è in grado di spiegare l'ossessione? Io non credo. 

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Ciao, ti rispondo per quanto succede a me. Si, le emozioni forti, soprattutto negative, hanno favorito l'insorgere di pensieri ossessivi e dubbi. 

Poi non so se può esserti utile, ma a me hanno sempre osservato rigidità e bisogno di controllo.

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Il bisogno di controllo e una certa inflessibilità sono le migliori descrizioni dell'atteggiamento che ho verso i miei confronti. Non sortiscono grande effetto ma non posso negare qualche cambiamento in positivo, soprattutto nello sfruttare più proficuamente il tempo a disposizione. Ad esempio ho più volte diviso la mia giornata in diverse fasi temporali e per ognuno di esse mi impegnavo a svolgere un determinato tipo di attività, sia di studio e di lavoro, sia ricreative e di riposo. Ho passato così un lungo periodo di maggiore ordine ma di pressione via via maggiore: ho preteso infatti sempre più da me stesso, dedicando troppe ore ad attività di studio e poche allo svago e alla vita sociale. Sono riuscito ad andare avanti fino a quando ho avuto una forte determinazione e degli obiettivi che desideravo intensamente raggiungere; ma ora gli stimoli sono fiacchi, come lo sono io. In ogni caso, anche durante questa esperienza di vita, andata avanti per più di un anno, non ho saputo porre freno ai miei pensieri ossessivi: hanno continuato ad accompagnare ogni momento della mia giornata, sfibrandomi. Ho l'impressione che la mia mente sia libera solo quando scrivo e soprattutto quando credo di essere riuscito a spiegare al meglio un pensiero, trovando una certa soddisfazione se la frase sia esaustiva e abbia un buon ritmo, ma quello che ho non può essere semplicemente alleviato dalla parola, deve essere risolto. 

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Buon consigliere

In questo commento ho deciso di pubblicare una lista dettagliata delle caratteristiche del mio problema. Per quanto la mia situazione sia stata già spiegata all'inizio di questa discussione, ho deciso di ripetermi perché penso che questa lista sia esaustiva ed estremamente dettagliata. Il mio interesse è di rendere noto il mio caso per sapere se altre persone stanno vivendo il mio stesso problema, per vedere come sono riuscite a superarlo e per rincuorarle: non sono sole. 

Ho scritto questo elenco per la seduta che ho avuto quest'oggi dallo psichiatra: desideravo infatti renderlo assolutamente partecipe di quanto sto vivendo. Durante la stesura di questi punti mi sono molto stupito che tutto quello che sono venuto a conoscenza in diversi mesi di analisi e ricerca personale stia in una sola facciata. Per questa facciata ho faticato molto e molto ho dovuto attendere. Forse ne sono anche un po' orgoglioso.

Problemi sociali:

imbarazzo in compagnia, nervosismo ed ansia prima di un incontro. Alcune volte in compagnia di persone mi dimostro distratto da pensieri e fantasie, alcune delle quali mi portano in realtà sociali alternative simili a quella che sto realmente vivendo, dove però ricopro la posizione di assoluto protagonista. Percepisco sempre un po' di imbarazzo nei miei confronti se non addirittura disagio. Non mi sento bene con gli altri, arrivando all'apatia. 

Problemi di concentrazione:

pensieri fissi, improvvisi nella loro venuta ma insistenti una volta formulati, rimangono nella mia testa anche per ore. In casi estremi il pensiero genera tremori, spasmi muscolari, accelerazione cardiaca e del respiro, sibilii e movimenti involontari delle dita delle mani. Questa attività è invasiva ed enormemente dispendiosa. Parte di essa è innescata da sentimenti ed emozioni del momento, soprattutto quando questi sono rabbia e frustrazione. Non tutti i pensieri ossessivi sono innescati da l'emotività dell'ora, altri sembrano originati spontaneamente dalla mia mente, senza alcuna connessione con la realtà esterna.

I pensieri ossessivi sono di due tipi: violenti o “accumulativi”. In entrambi sono protagonista. Nei primi attacco violentemente una persona: calci, pugni; ma non mi spingo ad una semplice aggressione, arrivo a immaginare torture e atti di sadismo. Le mie vittime sono persone che conosco, ma non parenti, amici e mio figlio. Immagino sempre che la mia reazione smodata sia innescata dall'altro, il futuro aggredito. L'insulto è infamante e urta profondamente il mio sentimento morale. I pensieri accumulativi invece mi vedono protagonista di gesta entusiasmanti, e non potrebbe essere altrimenti visto che immagino di cambiare il mondo, oltre che la mia vita. Il mio essere protagonista è profondamente diverso da quanto visto nel primo pensiero ossessivo: sono una persona magnanima e incredibilmente talentuosa, capace con la sua intelligenza, e con una buona dose di astuzia, di rivoluzionare la sua vita e quella degli altri. Provo un forte sentimento di appagamento una volta interrotto il pensiero. Il pensiero “accumulativo” non sembrerebbe avere una connessione con l'emotività del momento. Infine entrambi hanno un'altra caratteristica in comune: seguono una narrazione, e si concludono quando la storia è in procinto di finire. Alcune trame sono sempre le stesse, molto ripetitive, ovvero sia si ripropongono più volte nell'arco della giornata e delle settimane, sia la trama mi permette di vedere una continua ripetizione delle mie gesta.

Parlare da solo:

quest'attività presenta un carattere di invasività e dispendio di tempo ed energie superiori ai pensieri ossessivi. Ritengo però che questa seconda attività sia interconnessa alla prima: il sollievo che riesce a darmi riesce alcune volte a mitigare l'estremo malessere dei pensieri ossessivi. Parlo da solo per sfogarmi. Inoltre è un modo per dimostrare a me stesso di essere in grado di formulare pensieri complessi e giusti. L'incapacità di riuscire a soddisfare questa compiutezza genera in me forte disagio, sentendomi destinato ad un imbarbarimento intellettuale, come una menomazione di pensiero che si espande sempre più. Quando invece raggiungo la formulazione di un discorso che reputo essere esatta e competa, il senso d'ansia si attenua. Aggiungo inoltre una cosa: ogni mio discorso è sempre una questione etica. Più che parlare, moraleggio.

Scarsa stima di se stessi:

e come non averla con tutto il tempo che perdo per l'agitazione che ho in corpo. Non riesco a trovare rimedio e nessuna attività o hobby sembrerebbe in grado di attenuare questo stato. Non trovo pace e serenità.

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Mi sono molto riconosciuta nei sintomi che hai descritto..pure io ho il cervello che pensa di continuo , non si ferma mai...associato a cio' ho una fortissima ansia che mi impedisce di dedicarmi a qualsiasi cosa e  nello stesso tempo nessuna voglia di fare niente...mi sforzo da mattina a sera per compiere i piu piccoli gesti..per me tutto e faticoso....non so piu che fare!!!

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