Il mio articolo sulla mia esperienza di cancro al seno

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Pazienti Tumore del seno

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Ecco un articolo che ho scritto sulla mia esperienza con il cancro al seno. Leggetelo. La mia testimonianza, il mio percorso, la sofferenza di tutte...

Il mio maledetto compagno (di Simona Liubicich)


Non credo in molte cose.

Sono religiosa, ma cattiva praticante. Mi immergo in ciò che i miei occhi permettono ogni giorno di “vedere”: il cielo blu, i gabbiani che strillano alti nel cielo, un albero che, nonostante il cemento continua a crescere rigoglioso e potente più dello scempio umano.

Il sorriso di un bambino che tende le braccia alla madre e lo sguardo di un anziano pescatore, il volto arso dal sole e deformato dalle rughe, ma rassicurante e forte. Questa è, o perlomeno era, la mia vita. Tranquilla, nessuno scossone sino a tre anni e mezzo fa, quando il mondo e tutto ciò in cui credevo ha rischiato di crollarmi addosso come scosso da un terremoto, una rovina di pietre pesanti. Troppo pesanti.

Sono felicemente sposata, ho una figlia adolescente, un lavoro che amo, una vita agiata. Forse è per questo che è accaduto; ero troppo felice. Io avevo troppo. Mi si doveva togliere qualcosa, forse per donarla a qualcun altro.

Par condicio, è così che oggi amo pensare.

Finché nella tua vita non accadono certi fatti, non pensi potranno mai toccarti, ti credi invincibile. Ti dispiace per gli altri, ma passi oltre, vai avanti per la tua strada col sole in fronte, con quell’aura di finto potere che ti accompagna ogni giorno, con spavalderia. Così ero io, pronta ad aprirmi al mondo e alle sue occasioni, una valigia sempre in mano e un biglietto aereo. Felice. Andavo veloce, correvo attraverso mille impegni. Un leopardo perennemente in caccia. Un’amazzone.

Aprile 2012.

La svolta, il muro di cemento armato che ferma di colpo la mia strada. Sono colpita, cado a terra ferita, svuotata, incredula, gli occhi fissi sul patologo.

No, non sono io, mi ripeto mentalmete, hanno sbagliato, non è possibile, io sto bene. Nessun sintomo, solo un leggero fastidio all’ascella sinistra. È sicuramente uno sforzo compiuto in palestra col bilancere troppo pesante, penso intanto che l’ecografia sonda il mio seno sinistro. Lo sguardo del medico è preoccupato e alla parola biopsia qualcosa dentro di me si spezza come un sottile calice di cristallo. L’esito non lascia dubbi: ho un cancro, grave, avanzato.

Il primo pensiero va a mia figlia, ha solo dieci anni, non posso lasciarla sola. Non si piange, Simona, mi ripeto. Sono incazzata, ho una rabbia addosso che sarei pronta a uccidere, se ci fosse una guerra in corso, col sorriso sulle labbra e senza pentimento. Coltello, coltello, lama, ripete la mia testa…

Vivo la notizia immersa in un’atmosfera che non mi appartiene; ovattata, le voci mi giungono indistinte poiché non ho nessuna intenzione di ascoltarle. No, sono sorda in quel momento, non voglio essere disturbata mentre la mia mente elabora l’accaduto e lo rifuta, decisa. È proprio Francesco, il mio meraviglioso compagno che prende in mano la situazione. Noi due non abbiamo bisogno di parole, ci capiamo al volo, talvolta penso di avere uno speciale collegamento telepatico tanto siamo sintonizzati. Ferma il medico, gli dice qualcosa, li vedo annuire. Prendo lo smartphone dalla borsa, devo avvisare i miei e voglio dirlo prima a mio padre, lui saprà cosa fare con la mamma, la deve preparare al colpo. Poche parole, scandite con fermezza, la mia voce mi appare come registrata, meccanica, ma non sbaglio una virgola. Quando riattacco, mi siedo. Il medico si avvicina e si siede vicino a me. Ma che cazzo vuole? Farmi coraggio, forse? Reagisci, Simona!, mi impongo. Non riesco e non sento niente di quello che mi dice, ancora oggi non ricordo una parola. È mio marito che mi scuote dal torpore. È serio, quei bellissimi occhi color ghiaccio sono decisi, come sempre. «Morirò» gli dico sentendo la voce incolore, metallica. Ho il fiele in bocca. «NO!» Mi risponde, secco. «Non ti lascio morire, io. Ti porto via da qui…»

A casa della mia famiglia.

È papà che mi apre la porta. Non diciamo una parola.

Ci abbracciamo forte, la sua stretta mi riporta indietro nel tempo, una bambina che piangeva e lui che la confortava con immenso amore. La sua bambina. È così anche adesso: le lacrime scendono silenziose intanto che mi stringe di nuovo come fosse quel giorno.

Ci guardiamo, i nostri occhi sono talmente identici da sembrare riflessi in uno specchio. Vedo l’uomo che mi ha cresciuta, forse lo vedo davvero per la prima volta perché in quel momento mi rendo conto di essere lui, esattamente come lui e ne sono fiera.

Il nostro silenzio è sacro, inviolabile, le parole sarebbero inutili e superflue. Mia mamma è dietro, muta in un silenzio surreale: lei è una chiacchierona, gioviale, non è lei in quello stato. So che dovrò sorreggerla io. Mia nonna morì di cancro al seno a quarantadue anni, lato sinistro. Indovinate la beffa del destino che la sta colpendo, di nuovo? Sua figlia, quarantadue anni, ha un cancro al seno sinistro. La guardo, mi impongo di smettere di piangere e divento di pietra. «Io non morirò» le dico, incerta nella mente, ma sicura di una perfetta recitazione. Lei deve crederci, ora più di me, più di tutti… La strada è lunga…

Che cosa si prova quando l’oncologo dice “non abbiamo alternative, mastectomia con dissezione ascellare totale…” Può succedere, giusto? Ok… Che cosa si prova quando, dopo tre anni, un seno perso e una recidiva, il cancro ti colpisce di nuovo all’altro seno e l’oncologo ti ripete “non abbiamo alternative, mastectomia con dissezione ascellare totale…” ? Che cosa si prova a essere mutilate, private dell’essenza della femminilità quale è un seno, un seno del quale io andavo orgogliosa, alto e sodo anche dopo i quarant’anni? Rabbia! Il mio sentimento è rabbia primordiale, lava rovente che scorre nelle mie vene al posto del sangue, del sudore e delle lacrime. Tutti i miei liquidi sono fuoco, ira: talvolta credo di essere pazza. Tre anni in cui ho perso per tre volte i miei capelli, le mie ciglia lunghe, il corpo disfatto dalle chemio, dal cortisone e dalla radioterapia.

Tre anni e mezzo a oggi. E adesso? Lui tornerà? Non posso dirlo, forse potrebbe essere di nuovo dentro di me, forse mi sta già aggredendo da dentro e non lo so ancora. Quello che è certo, dovrà ammazzarmi per vincere.

Ho perso parte della mia vita, ho perso quella luce di ingenuità nel guardare le cose, sono diventata cattiva e intollerante alle cazzate. Sì, cazzate e lo dico senza vergognarmi della volgarità di una parola: in fin dei conti, cos’è una parola? Solo una parola. Mille parole, milioni, miliardi di parole e io sono sempre qui a combattere.

Il cancro mi ha devastata fisicamente, ma mi ha stranamente fatta diventare di ferro.

Lui ha creato il suo mostro. Me. Nulla è più di una malattia che suona come una campana a morto, nulla è più della paura di pensare se vedrai l’anno seguente, tua figlia crescere, magari innamorarsi, sposarsi e avere dei figli. Invecchiare normalmente mano nella mano con l’uomo che amo più della mia vita. Nulla. Il cancro colpisce duro, ma ti fa diventare come un muro, un muro antico che sopravvive alle intemperie e agli anni. Il cancro… Io… Il mio maledetto compagno…

Simona Liubicich

Logokrisia.com


Inizio della discussione - 08/03/16

Il mio articolo sulla mia esperienza di cancro al seno

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Sei un esempio x noi..Ti auguro ogni bene.

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E io lo auguro a tutte voi, di cuore. Anzi: A TUTTE NOI 

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Grazie mi hai dato coraggio

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nel 2003 sono stata operata al seno sinistro e sono adesso a sriverti . Credo nel pensare positivo il cervello può tutto, come hai scritto sei sulla buona strada, perseguila e fra molti anni penserai a me.Buona fortuna

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Tanti auguri sei un esempio

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Forza Simona! Il mio risale al 1998, non riconosciuto dopo una mammografia nel mese di aprile ed una ecografia ascellare nel mese di luglio! La sentenza è arrivata però nel mese di agosto con mastectomia ed asportazione dei linfonodi di cui 9 erano metastatici. Dopo chemio, trapianto di cellule staminali autologhe, ricostruzione del seno asportato con trapianto di tessuto autologo (prelevato dall'addome) e vari interventi di modellamento, dopo l'asportazione della tiroide perchè multinodulare (2006), SONO ANCORA QUA!!! a combattere da Grande Amazzone la mia lotta per la vita e la bambina quattordicenne che lasciai a casa per fare il trapianto, è oggi una donna! ed io ho fatto e faccio tutto per lei!

Il mio articolo sulla mia esperienza di cancro al seno
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Operata di carcinoma mammario al seno destro a maggio del 2015. Dopo aver fatto quadrantectomia e asportazione di 43 linfonodi ascellari dei quali erano metastatici, chemio e radioterapia, sono qui. 

Il 21marzo scorso ho festeggiato la primavera con la poesia. Scrivo, lavoro e faccio volontariato. Ora la mia vita è qualcosa di piu del ritorno alla normalita'; comunque andra' ho vinto io. 

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Io sono stata operata nell' ottobre del 2006 dopo aver constatato dopo una mammografia ed ecografia in agosto un nodulo, operata, tolto  il linfonodo sentinella, dopo un mese il risultato era un cancro al seno, ma il linfonodo non era stato colpito, fatta una serie di radioterapie più farmaci per 5 anni, ho avuto mia madre morta di tumore al seno, io ho sempre pensato che mi sarebbe venuto anche a me, pero' ho sempre pensato positivo, e condiviso è parlato sempre della mia malattia con tutti.

faccio un augurio  a tutte nelle mie stesse condizioni

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Ciao,

ti ringrazio per questa testimonianza. Facciamo muro insieme, dobbiamo essere forti e non mostrare il fianco alla bestiaccia.

Ce la faremo, ce l'abbiamo fatta!

Paola