Tumore al seno: un'aspirina dopo l'operazione per prevenire le metastasi

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Lo studio sui topi: l’anti-infiammatorio sembra mantenere vigile il sistema immunitario

Mal di testa, dolori articolari, infiammazione, ma anche prevenzione di infarto e ictus. E non finisce qui. L’aspirina potrebbe avere un altro inaspettato e provvidenziale effetto sulla salute: nelle donne con un tumore al seno sottoposte a un intervento di chirurgia conservativa ridurrebbe il rischio di recidive.

La premessa però è d’obbligo: le nuove proprietà dell’acido acetilsalicilico sono emerse in uno studio sui topi e non sugli esseri umani. Quindi è ancora presto per attribuire al farmaco centenario proprietà anti-tumorali.

I ricercatori, che hanno pubblicato i risultati del loro lavoro su Science Translational Medicine, sono partiti da un dato di fatto ben noto agli oncologi: la lumpectomia, rimozione della massa tumorale senza asportazione della mammella, in alcuni casi può risvegliare piccole e lontane formazioni di cellule cancerogene tenute a lungo sotto controllo dal sistema immunitario e risvegliate dal bisturi. Sì perché la chirurgia a volte può interrompere il delicato equilibrio tra queste micrometastasi e le difese anti-cancro. Il fenomeno si è guadagnato una definizione: “interruzione chirurgica della dormienza”. 

Ebbene, i farmaci anti-infiammatori non steroidei come l’aspirina, sarebbero in grado di mantenere vigile il sistema immunitario anche nella fase post-operatoria.

Gli scienziati hanno iniettato nei topi cellule aggressive di tumore al seno. Quando le cellule possedevano le caratteristiche per essere attaccate dal sistema immunitario, il 90 per cento degli animali respingeva il tumore con lo stesso vigore con cui avrebbe rigettato un organo incompatibile dopo il trapianto. 

Il che suggerisce che quando il sistema immunitario è attivato le difese scatenate contro le micrometastasi, ovvero i globuli bianchi Cd8 e linfociti T, funzionano. Questo spiegherebbe come mai il 35 per cento delle donne con una diagnosi di tumore al seno ha migliaia di micrometastasi, ma solamente la metà di queste viene colpita da un cancro metastatico aggressivo. Il sistema immunitario, oramai è risaputo, gioca un ruolo fondamentale nel decidere le sorti della malattia.  

Per osservare gli effetti dell’intervento chirurgico sul sistema immunitario, i ricercatori hanno sottoposto i topi alla rimozione di piccole spugnette precedentemente inserite nel corpo degli animali. Non potevano infatti limitarsi a rimuovere il tumore perché le sue dimensioni variavano molto da individuo a individuo e un caso sarebbe stato diverso dall’altro. 

Il ricorso al corpo estraneo però non è stata apprezzato da tutti. C’è chi sospetta che questa simulazione non sia una riproduzione affidabile delle operazioni al seno subite dalle donne.  

Dopo l’intervento di asportazione della spugnetta, il 60 per cento delle cellule tumorali continuava a crescere e a formare nuovi tumori. Non accadeva lo stesso nei topi non operati. In questo caso solamente il 10 per cento delle cellule tumorali proliferava. 

Secondo i ricercatori, quindi, la ferita chirurgica può promuovere la crescita di cellule tumorali precedentemente tenute a bada dal sistema immunitario.

«In tutti gli esperimenti con centinaia di animali - scrivono gli autori dello studio - la crescita dei tumori in altri luoghi è stata osservata, senza eccezioni, in percentuale maggiore nei topi sottoposti a intervento chirurgico rispetto a quelli rimasti a distanza dal bisturi».

Come evitare che tutto ciò accada? Somministrando l’aspirina due ore prima dell’intervento e poi due volte al giorno nei tre giorni successivi il sistema immunitario sembrerebbe non perdere colpi e continuare a difendere l’organismo dalle micrometastasi

Il risultato conferma uno studio del 2012 che aveva dimostrato un ruolo protettivo dei farmaci anti-infiammatori non steroidei: le donne che avevano assunto aspirina o medicinali simili per controllare il dolore successivo alla lumpectomia avevano probabilità di recidive cinque volte più basse di quelle che avevano assunto oppioidi. 

I ricercatori non vogliono essere fraintesi: nessuno sta suggerendo alle pazienti di rinunciare a una operazione chirurgica raccomandata per la loro salute. Gli scienziati sperano invece che presto vengano condotte sperimentazioni per valutare l’impiego dei farmaci anti-infiammatori nei protocolli di terapie post-operatorie.

Fonte: Health Desk

Inizio della discussione - 02/09/20

Tumore al seno: un'aspirina dopo l'operazione per prevenire le metastasi

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