Disturbo Ossessivo Compulsivo

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Disturbo Ossessivo Compulsivo


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Buon consigliere

Ciao Punzyca. Non sei l'unica ad avere questi problemi: anch'io ho attraversato periodi di immobilismo. In molti modi ho cercato di porre un rimedio all'accidia: scrivevo su una agenda cosa dovevo fare nel corso della giornata, pianificando le attività che dovevo realizzare; oppure tenevo un diario dove rivolgevo a me stesso consigli ed esortazioni a fare meglio. Per quanto qualche risultato ci sia stato, una certa incostanza nel mantenere questo tipo di impegno mi ha profondamente scoraggiato, abbandonando così l'ennesimo buon proposito. Inoltre stavo vivendo una situazione professionale non esaltante, che peggiorava la mia inerzia. Non ne sono ancora uscito, anche se aver trovato un nuovo lavoro mi sta aiutando a trovare entusiasmo e voglia di voltare pagina. Per quanto possa valere la mia esperienza, io mi sono rivolto ad un professionista: da agosto ho iniziato a vedermi con uno psicologo. Dopo molte sedute ho avuto finalmente chiaro quale fosse la natura dei miei problemi, arrivando ad una diagnosi che mi auguro essere esatta. Ora sono dallo psichiatra: ho effettuato una serie di test e la prossima settimana saprò il responso di una così lunga ricerca. Proverò così la cura farmacologica e avrò modo di condividere con te la mia esperienza: spero che la strada intrapresa possa essere quella giusta, dandomi tregua dai pensieri violenti ed ossessivi. Ora come ora ti posso augurare in bocca al lupo per tutto e fare il tifo per te. Buona serata. 

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Sfrutto questo spazio per rilassarmi un po' da alcuni pensieri ossessivi che mi stanno disturbando. Alcune volte la scrittura riesce a quietare il vagare del pensiero. Volevo aggiungere una osservazione all'elenco che ho riportato sopra. Molti dei miei pensieri violenti sono connessi alle mie fobie, come la paura delle altezze e l'aracnofobia. Altri traggono origine da un profondo sdegno morale: se il comportamento di una persona mi ha disturbato, perchè profondamente anti etico, la mia fantasia corre nel formulare una immagine che mi permetta di ristabilire ordine morale. Mi immagino di riportare giustizia, anche se questa spesso è vendetta. Provo un senso così profondo di ingiustizia nel vedere un torto gratuito o un comportamento cafone che non posso non rifugiarmi in una fantasia che possa darmi la possibilità di ridimensionare il responsabile di tanto opacità morale.

Ho notato inoltre che una vita piena di impegni riesce a tenermi distante dai pensieri ossessivi; ma tali impegni devono essere imposti da qualcun'altro, come nel lavoro. Ma appena sono solo, tutto riappare, forse con maggiore forza, estenuandomi. Non riesco a reggere l'impegno di un lavoro sfiancante con tutto quello che ho dentro. So che chi soffre di doc si rivela spesso un grande stakanovista, dedito così tanto al lavoro da dimenticare tutto il resto, ma il suo forsennato impegno non è bramoso, è solo il desiderio di stare il più lontano possibile dal proprio problema. Credo di star vivendo la stessa cosa. 

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Il parlare da solo nasconde un'altra ansia: ho paura di dimenticare le cose. Proprio per questo continuo a ripetere pensieri ed opinioni, riascoltandoli più volte, nella speranza che questi possano rimanere nella mia mente senza mai sbiadire. Ripeto trame di libri e le biografie di scrittori, sento sempre l'esigenza di fare il punto su diversi argomenti, misurando la qualità del mio pensiero. Spesso questa attività mi porta a ripetere ossessivamente cose che già ho memorizzato: sembra che io debba fare una continua verifica di quanto so. La ragione di tutto questo? Non la so. Ancora una volta ho letto questa particolare ossessione nel libro "Overcoming OCD" del dott. Veale e del dott. Willson e mi sono riconosciuto molto nella descrizione di questo particolare disturbo. Ogni volta mi incoraggia riconoscere in me un sintomo della DOC perché mi dà delle certezze a cui aggrapparmi, ma lo sconforto che non vi è una spiegazione scientifica a tutto questo rimane sempre vivo. 

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Da cinque giorni sto assumendo mezza pillola di Sertralina 50mg, inibitore della serotonina. Da allora non sto vivendo più pensieri ossessivi, sentendo per la prima volta la mente sgombra. Alcune volte l'ansia cresce, quasi al punto di farmi rivivere ossessioni, ma riesco a respingere i pensieri senza sforzo. Inizio a capire che cosa voglia dire essere concentrato, reattivo, pronto. Il parlare da solo è una attività che lentamente si sta riducendo, portandomi via sempre meno tempo. Continuo con questo esercizio con sempre meno convinzione: dovrò abituarmi a rinunciare a questo comportamento, sostituendolo con altro, finalmente con tutto l'altro che ho sempre sognato. Sono soddisfatto della cura farmacologica che sto portando avanti e mi aspetto di poter migliorare ancora. 

Non nego che mi manchino un po' le abitudini che ho avuto per ventisette anni. Mi sembra assurdo poter provare nostalgia per una malattia che mi ha sottratto forze e tempo, ma non ho vissuto in altro modo. Credo che sia una reazione normale. 

Fino ad ora non ho provato reazioni indesiderate, se non alcuni momenti di forte ansia e un aumento della pressione. Secondo il medico questi effetti collaterali dovrebbero passare nel momento in cui il mio corpo si abituerà all'assunzione del farmaco. Vi aggiornerò prossimamente sul mio stato, anche perché la cura farmacologica dovrà essere rivista, portandomi all'assunzione di una pillola al giorno. 

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Ciao Alessandro, per la prima volta trovo su un blog qualcuno che ha il mio stesso problema e questo mi rincuora un pò perché in certi momenti temevo di essere l'unica persona a soffrire di questo disturbo. Penso continuamente e come te non riesco a impormi sui pensieri per farli smettere. Come sta andando col farmaco? Io ne ho provati molti senza beneficio purtroppo... anche se adesso va un pò meglio credo grazie alla psicoterapia. Sono felice di potermi confrontare con qualcuno che mi comprenda. 

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Ciao Ricky, scusa per la risposta tardiva ma ho avuto poco tempo in questi ultimi giorni. Come ho già detto sto prendendo un inibitore della serotonina e gli effetti, anche nel lungo periodo, sono positivi. Rispetto alla mia ultima riposta ho dovuto aumentare il dosaggio, passando da 25 mg a 150 mg. Oramai da dieci giorni continuo con questo dosaggio, si vedrà successivamente se aumentare ancora oppure cambiare farmaco. La psicoterapia mi è stata utile nel diagnosticare il mio problema e nel dargli precisi connotati: senza l'aiuto di un professionista non sarei stato in grado di comprendere le mille sfaccettature della malattia; ma l'analisi non mi ha permesso di fare qualche passo vero la guarigione. Ho provato con la meditazione, le tecniche di visualizzazione e altri espedienti, ma si sono rivelati inefficaci, palliativi utili solo per qualche minuto di serenità. Non fraintendermi, sono grato di aver compiuto un percorso di psicoterapia e ne apprezzo l'utilità, ma nel mio caso un supporto farmacologico è indispensabile. Non riesco a trovare una ragione razionale al mio problema, una causa che possa essere disinnescata con una migliore conoscenza di se stessi. Ti faccio un grosso in bocca al lupo e mi auguro che il tuo percorso di guarigione, per quanto si rivelerà impervio e difficoltoso, possa concludersi positivamente. 

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Leggere è stato di aiuto. Il fatto di non essere sola ad avere questo tipo di problema mi consola un pò. Io , ormai sono anni che ci combatto e credevo di esserne uscita per due anni non ho avuto bisogno di farmaci. Poi quest'anno ho avuto una piccola ricaduta. Ma sto uscendo fuori forte. Mi sono costretta a non assumere farmaci se non in casi eccezionali, in cui ho avuto un forte desiderio di morire. La fede in Dio mi ha anche aiutata. Ma i problemi non sono finiti. La mia vita coniugale è spenta e vivo la situazione con molto stress. Il lavoro stressante e le umiliazioni non mancano. Tutto questo aggrava la situazione e l'autostima è molto bassa.

Cerco di uscire ma spesso non ne ho voglia, a meno che non debba incontrare qualcuno in particolare.

La presenza di un figlio mi tiene un pò su di morale, ma sono in preda ad una sorta di rassegnazione. Una, insomma, infelicità passiva.

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Buongiorno, 

soffro del disturbo ossessivo da ormai 27 mesi. Età del mio bambino. Dalla seconda notte che l'ho tenuto tra le braccia la mia mente ha iniziato a visualizzare immagini, come se guardassi dei film. Ci tengo a precisare che non sono pensieri, desideri o impulsi, semplicemente visualizzo delle scene nelle quali non mi riconosco. Non scorderò mai la prima volta. Non dormivo da 40 ore circa, e nel frattempo avevo affrontato un parto, ma non riuscivo a dormire, il primo film della mia mente è stato far volare via la mia piccola creatura dalla finestra. Quello che sarebbe dovuto essere il periodo più bello della mia vita si è trasformato in un incubo. Appena sono arrivata a casa le cose non sono migliorate, anzi. Sono stata letteralmente bombardata da quelle immagini. I primi mesi soffrivo anche del disturbo compulsivo, ora non più, ma quotidianamente mi rivedo artefice di situazioni terribili. 

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Il disordine ossessivo compulsivo è l'estremizzazione della ripetitività: immagini brevi ma intense che continuano ad abbagliare la tua mente e comportamenti dall'ampio spettro temporale, estenuanti e noiosi, ma quasi indispensabili, perché con il loro lento procedere quelle immagini sbiadiscono . Tutto diventa ridondante: la natura delle ossessioni e la loro violenza, i tentativi di soffocare l'ininterrotto flusso di immagini, la speranza che ti monta la sera, addormentandoti, nell'idea che il domani sarà migliore, le delusioni delle prime ore della giornata. 

Da quando prendo i farmaci la mia vita è migliorata. Le immagini sono molto meno intense, permettendomi periodi di relativa calma dove posso fare ciò che desidero di più. I comportamenti ossessivi sono più fiacchi e riesco a interromperli più facilmente. Rispetto a qualche mese fa la mia quotidianità si è riempita di soddisfazioni e interessi, lasciandomi sognare che una guarigione completa sia possibile. Altre volte mi illudo di meno: credo che questa malattia mi accompagnerà sempre, certo avrò modo di controllarla, ma non sarò mai sano, non sarò mai come gli altri. Mi piace comunque credere che d'ora in poi tutto sarà più chiaro ai miei occhi, rendendomi così consapevole delle mie necessità e bisogni. Mi piace credere che potrò prendermi cura di me nel miglior modo possibile. 

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ciao Alessandro. Innanzitutto vorrei congratularmi con te per la tua capacità introspettiva e la scrittura limpida. Mi ricordi un autore che apprezzo molto:Dostoevskij.

Mi ritrovo nelle tue parole. In me il doc si manifesta soprattutto a livello mentale, quindi di pensieri, angosce e paranoie, piú che a livello gestuale, nonostante spesso necessito di compiere gli stessi movimenti o ripetere le stesse frasi un numero di volte multiplo di tre, in maniera quasi rituale. Come dicevo, il problema che piú mi pesa del doc é quello di perdermi nella mia mente e autoinfliggermi dolore con pensieri ossessivi riguardanti fantasie per un futuro luminoso che non avró, o paranoie sociali (che mi inducono a convincermi di essere solo un peso, anche per amiche e famiglia). Le fantasie spesso mi hanno condotto ad avere episodi di depersonalizzazione e derealizzazione, che ora non tornano da un anno per fortuna, ma rimanevo anche ore immobile persa nella mia testa per poi "svegliarmi" credendo fossero passati pochi minuti. I pensieri violenti verso il prossimo invece li avevo solo da bambina, ora li ho verso me stessa, ma credo sia dovuto al fatto che il dolore fisico mi allevi quello interiore. Il calo di concentrazione in me credo sia maggiormente causato dai numerosi antipressivi che ho preso e continuo a prendere, ma in parte anche dal doc, e ció mi pesa molto frequentando il liceo ed essendo sempre stata abituata ad averi ottimi voti.

Oltre al parlare da solo, hai trovato altri modi per impedire a questo disturbo di rubarti tanto tempo e vita?

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