Disturbo Ossessivo Compulsivo

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Pazienti Depressione

Disturbo Ossessivo Compulsivo


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@AlessandroSEAM

E' un bene che tu abbia iniziato a prendere qualcosa, specie se è da tanto che sopporti questi pensieri fastidiosi.

I farmaci ci aiutano a vivere, diventano come i nostri amici quando collaborano a farci stare meglio, ma proprio come gli amici, bisogna trovare un equilibrio, un autonomia, una giusta distanza, per poi ricominciare quando è il momento opportuno.

Io purtroppo mi ero trovata nella fase di sospensione graduale da sola senza essere avvisata dei tempi e dei modi opportuni così dopo due settimane ero a pezzi e con tutti i sintomi di ritorno però in forma aggravata. Credevo che fosse giunto il mio momento finale.

Ero arrivata a prendere 200 mg. Magari però il mio fisico è diverso, io peso poco forse. Comunque se le dosi sono un po' alte consiglio di andare lentamente anche sei o sette mesi se necessario.

Dopo aver smesso con fatica l'uso dell'antidepressivo, alla fine ho iniziato a sentirmi meglio e a farcela anche da sola. Però dopo circa sei mesi ho ripreso il farmaco ma con una dose molto più bassa da 25 ad un max di 50.

Adesso non prendo più niente, anzi ho cominciato da poco un integratore a base di triptofano, serotonina e magnesio estratti di erbe naturali.

Ovviamente non sono guarita, ho sempre il mio dolore fastidioso che viene percepito dal mio cervello anche in assenza dello stimolo, perché la fibromialgia è questo, e non si guarisce facilmente.

Il dolore fisico attraversa le stesse vie nervose del dolore mentale, è come una persecuzione, però di natura diversa da quella del pensiero. E' come avere una percezione distorta della realtà dei fatti. Ma non è colpa nostra.

Comunque l'importante è trovare un equilibrio. Continua così, non preoccuparti per il tuo bimbo, ci sono tante situazioni così, alla fine i bambini sono più forti di noi.

Ciao

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Buon consigliere

Grazie Marina. Le tue parole sono molto utili e importanti per me. Anch'io sto seguendo un percorso farmacologico ben dilazionato nel tempo: il dosaggio cresce con molta calma, sempre sotto il controllo del mio medico curante. 

Ho colto nelle tue parole molto coraggio e voglia di stare bene: sei propositiva senza perdere coscienza della tua malattia. Hai provato con grande impegno a trovare una cura, o comunque una serena convivenza con la malattia. Ti auguro di riuscirci!

Ho anche l'impressione che anche tu abbia vissuto l'alienazione della malattia, il disagio di stare con gli altri e la paura dell'essere giudicata. Per anni ho nascosto i miei problemi e quando ho avuto il coraggio di parlarne con qualcuno, ho visto negli occhi dei miei genitori incredulità. Hanno negato e negano tutt'ora l'esistenza delle mie afflizioni; ma ho imparato a non fargliene una colpa: non sono consapevoli, anche a causa della complessità della DOC. Così come ho imparato ad accettare quanto vivo giornalmente con ironia e voglia di riscatto. Piano piano ho riscoperto una dignità che credevo perduta. Ho ritrovato il coraggio di espormi, anche con decisione. E forse ho trovato una persona che non si lascia spaventare da tutto quello che sono. E da tutto quello che ho voglia di raccontare.

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Si, diciamo che la malattia non mi si addice,  l'idea di star bene era troppo attaccata al mio essere, essendo stata bene e in perfetta salute fino ad ora. Sono sempre stata dinamica, in movimento, sportiva, anche quando ero in gravidanza sono andata a sciare sulle dolomiti lo stesso  con il pancione.... Non sono un tipo agitato, sono tranquilla, ma volevo sempre divertirmi. La malattia era per me un entità sconosciuta. Così è stato per 48 anni.

E invece, guarda che scherzi ti fa la natura delle cose, di colpo ti svegli la mattina con qualcosa che non va, come il naso di Pirandello... vabbè, la vita è cosi.

Adesso con questo dolore insistente tra il collo e la testa, devo rimettere a posto tutto il passato il presente il futuro.

L'alienazione è un nuovo elemento di questa nuova vita, anche i miei non capiscono cosa ho e cosa sento, oppure se ne dimenticano subito, perché a vedermi non sembra che stia male. Anche gli amici sono diventati elementi della vita precedente.

Comunque dopo questi tre anni e mezzo mi sono anche abituata, i farmaci mi hanno aiutata a farmi uscire dalla fase acuta e la cosa più importante sono le persone vicine a noi, che come dici tu ci accettano così e ci aiutano.

Quando tu mi parli dei tuoi genitori, sai non credo che loro fossero increduli o forse a te era sembrato, perché i genitori, specie la madre può leggere il figlio come fosse un'opera sua. Impossibile che non si sia accorta del tuo disagio. Diciamo che hanno cercato di non darne il peso che ci davi tu, per farti capire di non affezionarti ad un essere che non ti era proprio.

Ma adesso guardiamo avanti.

Avanti con le medicine e non preoccuparti se un giorno perderanno un po' di effetto, è un fenomeno temporaneo che poi si riaggiusta, perché in teoria loro hanno un principio attivo che agisce da resetto ai nostri sistemi neurali. Quindi un po' alla volta rimettono la macchina in sesto.

Grazie per le tue risposte, e cerca di rilassarti e di stare in compagnia con persone che non ti provocano stress.

Ciao

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Leggo con interesse questa discussione (ammetto di non aver letto proprio tutti i post) e mi sento troppo i....a per quanto io sia spaventata e terrorizzata mentre vedo voi come coraggiosi e tenaci con voglia di farcela e di vivere. Io nella mia vita ho avuto grandi problemi fin dalla nascita e sono sempre stata forte tutti mi dicevano come ci riuscissi... Ora non ne posso più e la mia pazienza e forza è molto scarsa e labile. Ci mancava questa cosa che ancora devo chiarire cosa sia perché a me non convince niente e non per sfiducia ma più ci penso più non mi quadrano le cose... Sarà anche che mi sento sola (non solo ora ma da tempo)....

Va beh di abbraccio Alessandro e Marina e avanti così che siete dei grandi! Mai abbattersi (senti chi lo dice... Anzi scrive...)

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grazie Michi, dai è meglio che ci beviamo la birra?????

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@Marina

Piccolo off topic perdonami Ale...

Ho finito il vinooooo 

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Buon consigliere

Ciao @Michi22;

molto prima di iniziare questa discussione, avevo un altro profilo su carenity. Ancora non mi era stata diagnosticata la DOC; così ero confuso, perso in una sintomatologia labirintica, pieno di paure e vuoto di speranza. La conversazione si chiamava depressione e hai ancora modo di leggerla se vuoi. Vedrai quanto io fossi smarrito, spaventato e solo. Vedrai anche una persona molto auto commiserevole, alla disperata ricerca di complimenti e affetto. Quando rileggo quanto ho scritto due anni fa' mi trovo insopportabile: ero narciso, piegato su me stesso, pieno del mio dolore, che esibivo quasi con vanto. Mi struggevo pubblicamente. Se ora sono una persona diversa lo devo all'acquisizione della consapevolezza del mio problema: tracciandone i confini, individuandone tutte le mille sfaccettature, ho potuto prendere coscienza del mio malessere e combatterlo. La diagnosi è la fase più importante per lottare contro le malattie mentali. E' quanto mai indispensabile iniziare un percorso psicologico, facendosi assistere periodicamente da un professionista, e provare a leggere saggi divulgativi sulla materia per potersi ritrovare nella patologia corretta. Solo con una corretta diagnosi si può trovare la cura. 

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@AlessandroSEAM

Hai detto bene con una diagnosi corretta cosa che penso non ci sia stata nei miei confronti... Andando avanti con le settimane sento cose nuove e ho sempre più spavento...

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Buon consigliere

@Michi22

All'inizio dell'analisi retrospettiva compiuta, e non ancora conclusa, avevo letto un libro illuminante dell psicologo David Kahneman, premio Nobel per l'Economia nel 2003 per i suoi studi sull'economia comportamentale. La pubblicazione si intitola "Pensieri Lenti, Pensieri Veloci" ed è edito da Mondadori. Tra la moltitudine di informazioni ed esperimenti svolti dall'autore nell'arco della sua carriera quarantennale, una tesi mi ha particolarmente colpito: l'uomo è un animale che tende a conservare un equilibrio, anche se questo risulta precario o instabile. Siamo refrattari a qualsiasi forma di cambiamento perché terrorizzati dall'eventualità di poter compromettere la nostra esistenza, o più semplicemente la nostra quotidianità. Nell'immobilismo irrazionale descritto dall'opera ho riconosciuto l'Alessandro Malato: ostinato a proseguire nella difficoltà della malattia, sordo a qualsiasi consiglio. Sembrava quasi che inconsapevolmente ordinassi a me stesso di non dare una svolta alla mia vita perché nulla di buono sarebbe scaturito dal cambiamento. Rimanevo immobile a contemplare la sintomatologia della malattia, il cui nome era per me mistero. Mi interrogavo ossessivamente del perché parlassi da solo senza controllo, delle ragioni dei pensieri violenti e tragici che improvvisamente mi attraversavano la mente, degli attacchi immaginifici più volenti, tali da scuotermi e impedirmi di respirare correttamente.  

Cosa mi ha scosso? Ero talmente saturo del mio dolore, stanco di una malattia sempre più opprimente, che non ho potuto non ribellarmi. Volevo essere padrone della mia testa per poter vivere una vita normale, comune e serena. Non è stata la mia determinazione né il mio coraggio ad attentare all'inerzia che mi intorpidiva, ma il desiderio di dire basta a tutta la sofferenza che mi sfibrava. Nel momento più nero, quando ero cieco a qualsiasi speranza, mi sono alzato. Il momento più duro è stato quello della svolta. 

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@AlessandroSEAM

Scusa se non ho più risposto ma sono nel mezzo di tante visite. Vediamo se ne esco fuori

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